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September 27 Mio cuggino PacmanUtilizzo internet regolarmente da nove anni, e da allora noto un fatto preoccupante: che internet, nel suo aspetto di veicolatore di notizie, ha preso il posto della televisione e di altri mezzi di comunicazione di massa nell'azzerare il senso critico di non pochi individui. In altri termini, prima c'era chi credeva a un fatto senza preoccuparsi dell'attendibilità della fonte, perché lo leggeva sul giornale o lo vedeva alla televisione. Oggi la stessa cosa accade con internet. Quando dico questo non mi riferisco soltanto alle fastidiosissime catene di sant'Antonio che infestano le nostre caselle di posta elettronica. Chi di noi per esempio non ha mai, neanche una volta, ricevuto l'appello di George Arlington per la salvezza di sua figlia, bufala inventata di sana pianta, o quello per salvare la foresta amazzonica - cattiva interpretazione della notizia di un disegno di legge depositato al parlamento brasiliano nel 1994 e peraltro ritirato subito - o autentiche truffe, come quella dell'imbroglione russo Valentin? Non sono soltanto inutili e irritanti, ma anche dannose, perché alimentano l'idea malsana che tutto ciò che ci arriva via e-mail debba essere vero non in sé, ma soltanto per il modo in cui ci arriva. Possibile che quasi nessuno si prenda la briga, prima di inoltrare un appello del genere, di verificare se è reale, evitando così di far perdere tempo a sé e agli altri? A parte ciò, è ancora più grave, secondo me, quando si prendono e si fanno circolare affermazioni non solo slegandole dal loro contesto e svuotandole del loro significato, riducendole a banali formulette - malcostume di cui ho discusso nei miei primissimi interventi su questo blog -, ma senza verificare la loro effettiva consistenza. Si finisce cioè per propagandare la menzogna, o, nel migliore dei casi, per prendere sul serio qualcosa che non ha alcuna pretesa di esserlo. Nel dire questo penso a una frase che ho visto, in questi anni, circolare spesso su blog o come citazione in calce a interventi su alcuni forum, e che è stata ripresa persino dall'editoria - in un servizio della, da tempo defunta, rivista PC Zeta:
"If Pacman had affected us as kids we'd be running around in dark rooms, munching pills and listening to repetitive music." Letteralmente: Se Pacman ci avesse influenzato da ragazzi ora staremmo correndo attraverso stanze buie, mangiando pillole e ascoltando musica ripetitiva (traduzione mia; circolano diverse varianti della versione italiana, che aggiungono, ad esempio, "Non è vero che i videogiochi influenzano i bambini" all'inizio, "saltellando" invece di "correndo", o specificando "musica elettronica"). Questa frase viene attribuita a tale Kristian Wilson, o Cristian William, che sarebbe stato presidente del consiglio d'amministrazione della Nintendo e l'avrebbe pronunciata nel 1989. L'intento sarebbe di dimostrare in maniera umoristica o ironica, a seconda dei casi, che il boom della techno e dell'abuso di droghe sintetiche sarebbe da imputare all'influenza dei videogiochi - o piuttosto, prendersi gioco di coloro che sostengono una cosa del genere. Peccato che Wilson/William non sia mai esistito. A capo della Nintendo in quel periodo era Hiroshi Yamauchi, colui che ha guidato l'azienda dal 1949 al 2002, trasformandola da una piccola realtà locale in una multinazionale dell'intrattenimento. Tutto è partito da una battuta del comico inglese Marcus Brigstocke, sfuggita al suo controllo e trasformatasi in un ottimo esempio di come folle di gente siano disposte a credere e a diffondere il falso solo perché sembra "simpatico" e viene trasmesso via internet.
Stando così le cose, non resta che meditare e cercare di essere più accorti quando si ha a che fare con citazioni e notizie di dubbia provenienza. Magari ascoltando quei geniacci degli Elii, che su bufale e leggende metropolitane varie hanno costruito uno dei loro pezzi (e uno dei loro video) più memorabili.
La canzone del giorno: Elio e le storie tese - Mio cuggino Mio cuggino. Mio cuggino. Mi ha detto mio cuggino Mi ha detto mio cuggino Mio cuggino mio cuggino, Mi ha detto mio cuggino Mi ha detto mio cuggino Mio cuggino mio cuggino, Mio cuggino mio cuggino, Sì d'accordo free Mandela, September 22 Facciamo l'appelloOggi è finita la mia prima settimana di lezione dell'anno scolastico 2007/2008. Anno impegnativo, innanzitutto per la presenza di due quinte di filosofia. Finalmente affronto la mia parte preferita della storia del pensiero occidentale, quella degli ultimi due secoli. Sarò all'altezza del compito che mi attende? Riuscirò a trasmettere il mio interesse e il mio coinvolgimento riguardo alle complesse tematiche da affrontare? Eh... solo il tempo potrà dirlo. Certo è che questa non è la maggiore difficoltà dell'anno appena iniziato. La programmazione del triennio di scienze sociali è - nonostante tutte le mie buone intenzioni, e l'aiuto delle colleghe, che gentilmente mi hanno fatto avere esempi di loro programmazioni degli anni precedenti - una bella "salita" per chi non l'ha mai affrontata in precedenza. I motivi sono: la necessità di creare percorsi interdisciplinari tra sociologia, psicologia e antropologia culturale; l'uso di testi diversi da integrare assieme in un percorso centrato sugli argomenti (la società in generale, il lavoro, la devianza, la famiglia ecc.); e soprattutto l'organizzazione dello stage formativo tra il terzo e il quarto. Insomma, il liceo delle scienze sociali si dimostra da un lato stimolante e dall'altro disorientante per chi ci lavora da poco e ne segue per la prima volta lo snodarsi lungo il quinquennio di esistenza di una classe. La domanda principale che mi pongo è: sarò in grado di coinvolgere le classi in tutto questo? di evitare di trasformare le lezioni in un coacervo di nozioni e per ciò stesso in una palla mostruosa e soprattutto inutile? Anche qua, solo il tempo potrà dirlo... Intanto, anche se è presto, emergono alcune indicazioni iniziali. Una delle due terze ha numerose nuove entrate, resta da vedere come si integreranno con gli altri e come si relazioneranno con i loro nuovi docenti, me compreso. L'altra terza è rimasta quasi del tutto invariata, anche nella sua abitudine di parlare quando non si dovrebbe, o quando si dovrebbe chiedere al docente anziché al compagno. Le quinte non sembrano porre particolari problemi; aspetto di sapere se chi ha avuto difficoltà all'inizio dell'anno scorso partirà col piede giusto stavolta. Così entro nel mio settimo anno d'insegnamento. September 15 Atomiche all'italiana. Una campagna per dire bastaIl sito di Repubblica riporta oggi la rivelazione proveniente dal rapporto US nuclear weapons in Europe dell'analista statunitense Hans Kristensen, del Natural Resources Defence Council di Washington, secondo il quale sul territorio italiano sono ospitate 90 delle 481 bombe nucleari americane presenti in Europa - quindi quasi un quinto del totale. Cinquanta sono nella base di Aviano, in Friuli, e altre 40 si trovano a Ghedi, nel Bresciano. Inoltre, prosegue l'articolo, "tra Italia e Stati Uniti esisterebbe anche un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. William Arkin, un esperto dell'associazione degli scienziati nucleari, ne ha rivelato recentemente il nome in codice: "Stone Ax" (Ascia di Pietra). Le bombe atomiche in Italia sono di tre modelli: B 61-3, B 61-4 e B61-10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all'atomica di Hiroshima; il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton. Il governo di George Bush ha ribadito molte volte di non escludere l'opzione nucleare per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche ed ha avviato la produzione di bombe atomiche tattiche di potenza limitata, non escludendo di servirsene contro i Paesi considerati terroristi. Almeno due di questi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri di stanza in Italia."
Tutto questo avviene in spregio del Trattato di non proliferazione nucleare firmato nel 1975 dall'Italia, che obbliga gli Stati contraenti a non produrre né acquisire in alcun modo armi nucleari. La legge n. 185 del 9 luglio 1990 recita all'art. 7: "Sono vietate la fabbricazione, l'importazione, l'esportazione ed il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia", ma all'art. 9 prescrive che: "Sono escluse dalla disciplina della presente legge:
Quindi, ciò che si fa apparentemente uscire dalla porta rientra dalla finestra, per così dire. Notate infatti che la legge parla di transito, non di stoccaggio o altra forma di custodia permanente per usi bellici. Ciononostante, la legge e la sovranità della Repubblica Italiana continuano a non valer nulla all'interno delle basi americane ospitate sul proprio territorio. Nel contempo c'è da segnalare l'avvio della campagna "Italia libera da armi nucleari". Riferisce il sito di Unimondo che più di 50 diverse associazioni italiane hanno aderito all'iniziativa lanciata dal comitato promotore per raccogliere 50.000 firme, a cominciare dalla settimana della pace (1-7 ottobre 2007), per la presentazione di un disegno di legge che dichiari l'intero territorio italiano, compreso lo spazio aereo, zona libera da armi nucleari, sull'esempio di numerosi altri paesi del mondo. Da 40 anni, infatti, il movimento per la denuclearizzazione Nuclear-Weapon-Free Zones opera in questo senso; allo stato attuale più di metà del territorio del pianeta si è dotato di leggi simili a quella che - era ora! - si vuole proporre adesso in Italia.
Per saperne di più e per aderire: September 10 Sepolcro bluIl blog di Fortress Europe riporta la notizia che stamattina sono stati scarcerati cinque dei sette pescatori tunisini incarcerati lo scorso 8 agosto dopo essere approdati al porto di Lampedusa. L'accusa? Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. I fatti? La notte del 7 agosto hanno salvato dall'annegamento 44 immigrati ammassati su un gommone, tra cui 11 donne e due bambini. Peraltro in una zona di acque internazionali. I due capitani restano però confinati agli arresti domiciliari presso un centro di accoglienza dei comboniani a Licata. Senza l'intervento di costoro, i 44 immigrati avrebbero, con ogni probabilità, fatto salire a mille il numero degli immigrati annegati nel solo Stretto di Sicilia dall'inizio dell'anno. Sì, avete letto bene: mille. Invece siamo "solo" fermi a 959 (fonte). Il fatto non ha mancato di suscitare proteste a tutti i livelli. Dopo che 103 deputati del Parlamento europeo hanno firmato una richiesta di scarcerazione per i sette tunisini, consegnata alla pretura di Agrigento durante una manifestazione in loro sostegno il 7 settembre scorso, e che Helene Flautre, presidente della sottocommissione per i diritti umani, ha parlato di un "precedente giuridico molto grave", a Strasburgo verrà discusso in sessione plenaria l’accaduto, come deciso dalla conferenza dei capigruppo, su proposta del presidente degli eurodeputati della Sinistra Europea Francis Wurtz. La stessa Commissione europea dovrà riferire sulla vicenda durante un dibattito sull'immigrazione il prossimo 26 settembre. Ora, come spesso accade, la giustizia italiana si mostra forte coi deboli (e, per converso, debole coi forti). Così come ancora, a quasi un anno e mezzo dall'elezione dell'attuale esecutivo, non è stata ancora abrogata la vergognosa e xenofoba legge Bossi-Fini, che ha non solo aumentato l'immigrazione clandestina e per ciò stesso il lavoro nero - ricordo che il permesso di soggiorno, stando ai dettami della legge, è subordinato al possesso di un contratto di lavoro che l'immigrato deve ottenere prima di lasciare il proprio paese, per il tramite di un'ambasciata o consolato italiano -, ma ha pure alimentato il mercato delle certificazioni sugli alloggi, delle informazioni sul "decreto flussi" e delle richieste di assunzione per ottenere la regolarizzazione, per le quali ultime un immigrato arriva a pagare anche 4.000 euro (v. Decreto flussi, "Moltiplicate 20 euro per un milione e capirete tutto", di Carmelo Domini, Corriere Romagna del 15.03.2006). Tutto questo mentre continua l'altra infamia, quella dei cosiddetti "centri di permanenza temporanea", luogo della negazione dei diritti più elementari, ove la nostra Europa, che si proclama faro della democrazia e della civiltà, mostra uno dei suoi volti più feroci, come per ben due volte - nel 2000 a Milano e nel 2005 a Lampedusa - ha denunciato il giornalista de L'Espresso Fabrizio Gatti, fingendosi immigrato irregolare per documentarne la realtà dall'interno. Due anni fa avevo scritto per un gruppo in via di formazione il testo di una canzone sugli immigrati annegati durante le traversate nel Mediterraneo. In seguito quel gruppo non si è più formato, ma il testo è rimasto. Credo che ora sia giunto il momento di renderlo visibile; spero che da esso siano chiari i miei pensieri verso questa tragedia che nel silenzio si consuma alle porte di casa nostra. SEPOLCRO BLU a te o mio fratello e tu o mia sorella a voi fratelli miei qui dove sognavate fuggendo la miseria adesso in questo mare e sotto il sole caldo io penso a tutti voi dormite o miei fratelli il liquido sudario September 09 Grüße aus Berlin 2. La Porta di BrandeburgoGrüße aus Berlin Oggi comincio a parlarvi dei monumenti e punti d'interesse che ho visitato a Berlino, partendo subito con quella che è stata la mia primissima meta; vi ho già descritto l'emozione da me provata nel passarci attraverso!
Alta 26 metri, larga 65,5 e profonda 11, la Porta è uno dei luoghi più noti di Berlino. Costruita tra il 1788 e il 1791 da Carl Gotthard Langhans su richiesta dell'allora re di Prussia Federico Guglielmo II, la porta segnava in origine il confine doganale della città. La quadriga della Nike, la dea della vittoria, di Johann Gottfried Schadow, venne aggiunta nel 1793. Ben presto le vicende della Porta rispecchiarono quelle della città. Già nel 1806, dopo la vittoria di Napoleone a Jena e la susseguente occupazione francese, la quadriga fu portata a Parigi, per essere poi restituita dal generale Blücher nel 1814, dopo che Napoleone era stato sconfitto a Lipsia e confinato sull'isola d'Elba; fu allora che alla struttura originaria della scultura venne aggiunta la croce di ferro con l'aquila. Dopo l'abolizione delle barriere doganali tra gli stati tedeschi, preludio all'unificazione del 1871, la Porta rimase l'unica struttura del suo genere in tutta la Germania. Il 30 gennaio 1933 i nazisti vi celebrarono con una grande fiaccolata la Machtergreifung, la "presa del potere", quando Hitler si fece nominare cancelliere del Reich con il preciso intento di trasformare la Germania in una dittatura.
Il 14 dicembre 1957 l'amministrazione di Berlino Est rimosse l'aquila e la croce di ferro dalla quadriga, ritenute simbolo del militarismo prussiano. Quattro anni dopo, con la costruzione del Muro, la Porta si trovò proprio nel mezzo della "terra di nessuno" tra le due parti della città e divenne uno dei segni più tangibili della divisione: "Finchè la Porta di Brandeburgo resterà chiusa, la questione tedesca resterà aperta", disse una volta Richard von Weiszäcker, sindaco di Berlino dal 1981 al 1984 e presidente della RFT dal 1984 al 1994. Il tratto di Muro davanti alla Porta fu aperto da 100.000 persone il 22 dicembre 1989. Nel 1991 la quadriga riebbe la croce di ferro e l'aquila.
Oggi simbolo non più di divisione, ma di (ri)unificazione, la Porta è raffigurata sul retro delle monete tedesche da 10, 20 e 50 centesimi di euro. September 05 L'abuso del Non al computerUltimamente noto con un certo fastidio che usando Windows Live Messenger - o più colloquialmente MSN - si verifica fin troppo spesso un fatto che avevo già notato ai tempi di ICQ, sarebbe a dire l'uso smodato dello stato detto Non al computer. Questo stato dovrebbe servire a comunicare agli altri contatti in linea che al momento non si è alla tastiera del PC e pertanto non è possibile rispondere subito a un messaggio inviato. Dovrebbe, infatti. Il condizionale, come si dice in questi casi, è d'obbligo. Qui si cela l'inghippo; anzi, si cela per modo di dire, perché in realtà è chiaro come il sole che le cose non stanno così. Non so a voi, ma a me pare molto strano entrare in linea e vedere, come in questo momento, su nove contatti collegati solamente uno in linea, uno a pranzo, e tutti gli altri "non al computer". Ancora più strano mi sembra notare che non pochi di questi contatti sono spesso presenti, ma sempre e comunque "non al computer". Per non menzionare il fatto che alcuni di essi assumono questo stato già dal momento in cui si collegano.
Ergo, i casi sono tre:
Ora, il primo caso può avere un perché nel momento in cui si lascia il PC a scaricare file di provenienza più o meno legittima e al contempo ci si è dimenticati, o non se ne è capaci, di evitare di far partire MSN all'avvio del PC e/o al momento di connettersi a internet (cosa peraltro assai semplice: basta scegliere dal menù Strumenti la voce Opzioni, poi Generale, nonché togliere il segno di spunta alle caselle Esegui automaticamente Windows Live Messenger all'accesso a Windows e Consenti l'accesso automatico se connesso a Internet, poi cliccare su OK). Lasciare il PC acceso senza poi utilizzarlo non credo possa avere altra spiegazione, se non, tutt'al più, la deliberata volontà di contribuire attivamente all'esaurimento delle risorse energetiche e al riscaldamento globale della Terra. Il secondo invece ha - a mio modesto parere - ben poco senso. Che ci si collega a fare a MSN se poi non si vuole essere contattati? Tanto varrebbe non collegarsi affatto, a questo punto, o mettersi direttamente in invisibile. Il terzo caso, poi, mi pare veramente surreale, oltre che indice di pigrizia e/o pusillanimità: che ci vuole a rispondere a un contatto indesiderato: "scusa ma ora non posso parlare con te, ci sentiamo un'altra volta, ciao"? e se proprio insiste, bloccatelo, no?
Morale della favola? Ormai non vale più la pena di farsi vedere come "non al computer", perché l'abuso di questo stato lo ha completamente svuotato d'efficacia. In altri termini: evitate di mostrarvi così, tanto non ci crede più nessuno e vi contatteranno lo stesso! O, per lo meno, utilizzate un altro stato: occupato, a pranzo (ma non aspettatevi di risultare credibili se lo usate all'una di notte...), o il sempre valido invisibile, che fa anche tanto voyeur |
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