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    June 30

    Riappropriarsi della propria esistenza

    Riappropriarsi della propria esistenza
    Un altro momento di riflessione...
     
    Finalmente un momento di pausa nel marasma degli esami di Stato per poter aggiornare questo blog e metter giù alcune riflessioni emerse da due discussioni con altrettante amiche - una che mi conosce da qualche mese, l'altra con la quale il rapporto di amicizia dura ininterrottamente da 15 anni; discussioni che hanno avuto luogo la settimana precedente all'attuale, ormai in via di conclusione.

    Tramonto a San Giusto, Trieste, marzo 2004

    In particolare, ho avuto da esse la conferma di aver raggiunto i seguenti punti fermi:

    1. Le cose hanno il loro valore prima di tutto nel momento in cui si fanno. Questo non nel senso che bisogna vivere alla giornata, senza pensare al proprio futuro o al proprio passato, o - peggio ancora - senza porsi il problema delle conseguenze delle proprie azioni. Con ciò intendo dire che è sbagliato caricare di troppe aspettative un qualsiasi fatto, specialmente uno che ci tocca nella sfera emotiva e affettiva. In tal modo si finisce inevitabilmente per sminuire l'importanza del fatto in sé, allargandone i confini verso altre direzioni che possono benissimo non essere - anzi, il più delle volte, non lo sono affatto - quelli che noi ci aspettiamo; e ciò finisce inevitabilmente per deluderci. Un interesse, un'attività, un qualsiasi rapporto con un'altra persona che vada al di là della semplice conoscenza vanno innanzitutto coltivati giorno dopo giorno, per quello che possono offrire a noi e per quello che noi possiamo mettere in esse. Naturalmente questo presuppone un certo grado di autoconsapevolezza emozionale, cioè del rendersi conto della natura delle proprie emozioni, che è cosa ben diversa dal controllarle o reprimerle, nonché di rispetto dei margini di vita degli altri, ossia della nozione che gli altri, per quanto possano esserci vicini, sono sempre delle persone aventi una loro realtà fisica, mentale e spirituale autonoma, e che quindi non possono annullarsi in noi, né tantomeno noi in loro.
    2. Smettere di ragionare in termini di "pieno" e di "vuoto". Quante volte sentiamo dire frasi come: "Faccio questo per riempire la mia vita", "Nella mia esistenza c'è un vuoto", e via discorrendo? Questo perché spesso commettiamo l'errore di considerare la nostra esistenza come una sorta di scatola da riempire; e quanto più è piena questa scatola, tanto più essa ci sembra degna di essere vissuta. Tendiamo perciò a settorializzarla - lavoro, studio, vita sociale, affettività ecc. - in tanti "comparti" che devono essere sempre pieni o quasi, altrimenti ci sentiamo in qualche misura mutilati. Non capiamo, perciò, che ognuno di questi "comparti" in realtà non è che una parte di un quadro più generale, e che non necessariamente l'accumulare positività in uno di essi debba comportare altrettanta positività negli altri, quasi fossero dei vasi comunicanti. Questo comporta la comprensione del fatto che le nostre esperienze hanno senso di per sé stesse, non in quanto servono a "colmare" una mancanza da qualche altra parte, come il divertissement di cui parlava Pascal nei Pensieri. Per esempio: se io riesco bene nel mio lavoro, è perché credo in quello che faccio, non per compensare il fatto che non ho soddisfazioni affettive; se pensassi così, svaluterei di ogni significato il mio successo nel lavoro.

    Mausoleo Andrassy a Krasnohorske Podhradie, Slovacchia, luglio 2001

    Non credete che sia stato facile arrivare a queste conclusioni. Però posso dirvi che, almeno nel mio caso, ne è valsa la pena. Essere sinceri con sé stessi costa fatica, ancor più che esserlo con gli altri, ma è necessario se ci si vuole riappropriare della propria esistenza.

    Adesso vi lascio con la canzone del giorno.

    La canzone del giorno: The Clash - The street parade
    (The Clash - da Sandinista!, 1980)

    When I was waiting for your phone call
    The one that never came
    Like a man about to burst
    I was dying of thirst

    Though I will never fade
    Or get lost in this daze
    Though I will disappear
    To join the street parade

    It's not too hard to cry
    In these crying times
    I'll take a broken heart
    And take it home in parts

    But I will never fade
    Or get lost in this daze
    Though I will disappear
    To join the street parade

    I was in this place
    By the first church of the city
    I saw tears on the face
    The face of a visionary

    Though I will disappear
    To join the street parade
    Disappear and fade
    Into the street parade

    June 21

    Cartoline da Budapest - 5. Due "pellegrinaggi" molto particolari! ...e un salto allo stadio

    Cartoline da Budapest
    5. Due "pellegrinaggi" molto particolari! ...e un salto allo stadio
     
    L'Ungheria ha una ricchissima tradizione in fatto di musica. Ciononostante, quando si sente parlare di musica ungherese, a molti la prima cosa che viene in mente è l'orchestrina tzigana che suona nei ristoranti "tipici" (in realtà ad uso e consumo dei turisti stranieri) di Budapest. Il vostro Viaggiatore Fantasma, notoriamente melomane, non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione di visitare almeno un luogo che testimoniasse questo patrimonio; e se mi sono dovuto limitare, ciò è stato dovuto al poco tempo a mia disposizione, non certo alla mia volontà. Per cui, dovendo scegliere, ho optato per la casa dove visse il grande compositore Béla Bartók (1881-1945). In realtà, Bartók non vi abitò per lungo tempo, ma solo dal 1932 al 1940, quando lasciò l'Ungheria a causa della guerra e per motivi politici. Però fu l'ultimo luogo di residenza del musicista nella sua patria, ed è per questo che dal 1981 è stata aperta al pubblico per celebrare la memoria del suo illustre inquilino.

    L'ingresso della casa

    L'edificio si trova fuori dal centro cittadino, alla periferia occidentale di Buda, nei pressi di una piazza chiamata Pasareti tér, in un verdissimo quartiere residenziale costruito negli anni '20 secondo princìpi di architettura razionale. Alcune delle villette e una chiesa nella stessa piazza sono state progettate secondo i dettami del Bauhaus.

    Lo studio

    Superato un vialetto alberato in salita si giunge all'ingresso, davanti al quale una statua a grandezza naturale di Bartók sembra assorta in contemplazione. Salendo al primo piano si possono visitare alcune stanze, tra cui lo studio, il quale custodisce un grammofono, una macchina da scrivere, ma soprattutto il pianoforte seduto al quale Bartók ha composto immortali pagine di musica. Vi lascio immaginare l'emozione che ho provato! Camminavo lentamente tra quegli ambienti, quasi misurando persino il respiro, come in una chiesa.

    Oggetti esposti al secondo piano

    Al secondo piano una sala più grande raccoglie svariati oggetti appartenuti al compositore. C'è di tutto: strumenti musicali, edizioni delle sue opere, orologi, occhiali, varie onorificenze, materiale per scrivere, persino abiti e mobili decorati secondo schemi tradizionali delle campagne ungheresi. Bartók era anche un competente studioso delle tradizioni popolari in musica, e in molte sue opere si possono rintracciare temi e ritmi propri della musica popolare del suo paese.

    Dopo aver contemplato a lungo e in religioso silenzio queste testimonianze della vita di Bartók, scendevo lungo le scale interne. Dalla sala adibita a piccolo auditorium uscivano delle note, a tratti un po' incerte, di pianoforte; guardando nel vano della porta notavo molti bambini, seduti compostissimi ad ascoltare. Era un saggio di strumento. Non potevo fare a meno di pensare a cosa avrei provato io, a esibirmi in un simile tempio della memoria e della musica.

    Mi congedavo dalle custodi della casa. Fuori, la luce morbida di un cielo nuvoloso e il verde carico delle foglie degli alberi e del prato aumentava la mia sensazione di aver vissuto un'esperienza quasi più onirica che reale.

    ***

    La visita alla casa-museo di Bartók è stata per me ricca di emozioni, e per questo memorabile. Pure memorabile, ma per tutt'altra ragione, il mio gran finale: la visita alla distilleria Zweck, dove si producono diversi liquori, primo fra tutti il portentoso amaro Unicum! Così come l'anno scorso a Dublino ho visitato la mostra permanente della Guinness, a Budapest ho colto l'occasione di vedere di persona da dove ha origine una delle mie bevande alcoliche preferite.

    L'ingresso del museo della distilleria

    In realtà soltanto un'ala dell'edificio è aperta al pubblico e vi si entra da un ingresso laterale. Dopo la visione di un filmato di circa 20 minuti - anche in italiano - inizia la visita della mostra vera e propria, che raccoglie ogni sorta di cimelio legato alle attività della distilleria Zweck, di cui l'Unicum è il prodotto più famoso, ma non il solo.

    La mostra permanente della Zweck, veduta d'insieme

    Particolare dell'esposizione

    Mia guida nel corso della visita è stato un gentilissimo ragazzo, il quale mi ha spiegato che tutto il ciclo di fabbricazione dell'Unicum è automatizzato, per cui bastano solo cinque (!) persone per mandarlo avanti. Una di queste la potete vedere nella foto qua sotto mentre controlla lo smaltimento delle scorie delle erbe utilizzate per l'amaro, secondo una ricetta segreta di cui, per quanto si sa, sono in circolazione solo tre copie: una è in possesso degli Zweck, un'altra l'ha in custodia il vescovo di Esztergom e la terza si trova in una cassaforte in Svizzera.

    Il momento finale è stato la degustazione. Nell'ordine ho provato, intervallati da un po' d'acqua per "neutralizzare" la bocca:

    • l'Unicum classico, quello che ben conosco e che adoro;
    • l'Unicum Next, un nuovo amaro, nato da circa due anni, il cui target di mercato è rappresentato da un segmento più giovane e casual, diverso da quello che tradizionalmente beve l'Unicum classico. È più dolce e più leggero dell'Unicum normale, ma ciò è dovuto a una concentrazione diversa degli ingredienti rispetto al primo, piuttosto che a un maggior quantitativo di zuccheri; paradossalmente, mi spiegava la guida, l'Unicum classico contiene un tasso maggiore di zuccheri rispetto al Next, pur essendo più amaro. Il sapore del Next ricorda molto certi nostri amari; a me personalmente ricorda molto il Lucano;
    • il liquore alla frutta Fütyülős (si pronuncia pressappoco "Fjutjulooesh"!), che con i suoi "soli" 30 gradi è considerato un prodotto - come dice la mia guida - "for the ladies... for girls"(!). Infatti, essendo così leggero, non può fregiarsi del titolo di pálinka, la grappa tradizionale ungherese, che pure la Zweck produce. Io ho provato la variante all'albicocca; in effetti è piacevole da bere, ma la vera pálinka, da me sperimentata presso un ristorante tipico transilvano di cui vi parlerò prossimamente, è un'altra cosa. Similmente all'Unicum Next, il Fütyülős è indirizzato a una clientela "giovane e dinamica".

    Tutto questo tra le 11.15 e le 11.35 di lunedì 4 giugno mattina, a stomaco ormai vuoto per la colazione digerita. Come abbia fatto a mantenere la lucidità non lo so. Però un po' mi preoccupa il fatto che sia riuscito a reggere una tale mistura alcolica senza battere ciglio!  Nel frattempo, discutevo amabilmente con la mia guida di argomenti... spirituali, come il rosolio che faceva mia nonna, gli amari (Florio e Averna) prodotti in Sicilia, i vini del Sud Italia che spesso vengono utilizzati come "vini da taglio" per quelli del Nord, e così via. Dopodiché anche questo particolarissimo pellegrinaggio si è concluso.

    ***

    Una volta uscito dalla distilleria, ho approfittato dell'ultima ora a mia disposizione - avevo lasciato detto al residence che sarei passato per l'una del pomeriggio a prendere il mio bagaglio - per prendere la seconda linea della metro e recarmi a un altro luogo che non volevo far a meno quantomeno di vedere: lo stadio Ferenc Puskás, già Népstadion ("stadio del popolo").

    È lo stadio dove giocava la leggendaria nazionale ungherese degli anni '40-'50, una delle più forti squadre di calcio di ogni tempo, trascinata dal più grande giocatore di tutti i tempi proveniente da questo paese, Ferenc Puskás (1927-2006), in cui onore lo stadio venne ribattezzato nel 2001. Ma è anche lo stadio dove i Queen si esibirono in uno storico concerto il 27 luglio 1986, quando Freddie Mercury cantò, accompagnato dal solo Brian May, Tavaszi szél.

    Lo stadio viene ancor oggi occasionalmente chiamato col vecchio nome; così, per esempio, sui manifesti che reclamizzano il concerto dei Rolling Stones del prossimo 20 luglio.

    Quella qui sopra è l'ultima foto da me scattata a Budapest. Non ho ancora finito, però, di mandarvi le mie "cartoline", ho ancora un bel po' di fatti e fatterelli da raccontarvi! 

    (continua...)

    Ho parlato troppo presto

    Come temevo, ho peccato di eccessiva confidenza; lunedì il provveditore in persona mi ha telefonato e mi ha informato del fatto che ero stato nominato commissario esterno sostituto per una commissione divisa su due scuole, una a Castroreale, l'altra a sant'Agata Militello.  Per cui da tre giorni sono impelagato nella faccenda. Oggi finalmente un po' di respiro dopo la seconda prova scritta - tra l'altro, di Scienze sociali! Da lunedì in poi, terza prova, orali e scrutini fino al 9 di luglio. A quanto pare, passerò il mio trentaquattresimo compleanno interrogando sul programma di filosofia dell'ultimo anno...!!!
     
    Ciononostante, vi mando un'altra "cartolina" da Budapest... stay tuned!
    June 15

    Cartoline da Budapest - 4. Piazza degli Eroi, la Cittadella e il bunker

    Cartoline da Budapest
    4. Piazza degli Eroi, la Cittadella e il bunker
     

    Piazza degli Eroi
     
    Piazza degli Eroi (Hősok tére) è un altro dei principali monumenti di Budapest. Non è grandissima, ma colpisce per gli elementi che la compongono. Al centro una colonna, in cima alla quale un personaggio alato regge i principali simboli dell'antico regno d'Ungheria: la corona di s. Stefano e la croce patriarcale.

    La cima della colonna centrale
     
    Alla base della colonna sono raffigurati i capi delle tribù magiare, guidati da Árpad, che nel X secolo si stanziarono nella regione nota fino ad allora come Pannonia, dando vita al primo nucleo della nazione ungherese.

    La base della colonna
     
    Due grandi colonnati ricurvi posti sul retro ospitano statue di personaggi importanti della storia del paese, tra cui lo stesso re/santo Stefano, Giovanni Hunyadi, Mattia Corvino, Lajos Kossuth.

    Il colonnato destro

    ***

    Il monumento alla liberazione
     
    Diametralmente opposto, nella parte sud di Buda, è il monumento alla liberazione della città dall'occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale. La "signora con la palma" è posta in cima al colle che ospita la Cittadella (Citadella), da secoli area fortificata, e può essere vista da ogni punto della città - anche di notte, essendo illuminata.

    La "signora con la palma"
     
    Alla base del monumento, due altri personaggi simboleggiano la virtù e la forza.

    Virtù e forza
     
    Proprio sotto l'area dove ora sorge il monumento, i Tedeschi scavarono un bunker nel 1943. Oggi il bunker è in parte un museo delle cere, in parte una mostra fotografica sull'occupazione tedesca della città e sull'assedio - durato ben 104 giorni - da parte dei Russi, coadiuvati da volontari antinazisti ungheresi, che portò alla liberazione della città.

    Alcune delle statue nel bunker sono di un realismo impressionante.
    Queste, per esempio, mostrano un ufficiale tedesco e uno ungherese a colloquio
     
    (continua...)
    June 14

    Cartoline da Budapest - 3. Il castello di Buda

    Cartoline da Budapest
    3. Il castello di Buda

    Il viale d'accesso al castello

    Vorrei parlarvi adesso del castello di Buda, che già ho mostrato in alcune foto notturne in precedenza. Sede dei sovrani ungheresi, il castello sorge sul luogo dell'antica residenza distrutta durante la conquista turca del 1686. L'attuale edificio risale al XVIII secolo ed ha ospitato gli imperatori della casa di Asburgo nei loro viaggi in Ungheria, nonché l'ammiraglio Horty nel periodo in cui fu il sovrano di fatto del paese, dal 1920 al 1944.

    Facciata del castello col monumento a Eugenio di Savoia

    Davanti alla maestosa facciata è il monumento equestre a Eugenio di Savoia, al comando delle truppe asburgiche che riconquistarono Buda dagli Ottomani nel 1697.
     
    Il castello è veramente grande, e al suo interno ospita attualmente la Galleria Nazionale Ungherese e il Museo della Città di Budapest.

    Fontana monumentale

    Di notte il castello viene illuminato e assume, come molti altri luoghi del centro della città, un aspetto quasi magico! Non sorprende, quindi, che sia una delle mete più frequentate dai turisti.

    Veduta notturna del castello

    (Continua...)
    June 12

    Aggiunte le foto di Budapest

    Ho aggiunto un album con una selezione delle oltre 140 foto da me scattate a Budapest. Naturalmente il mio diario di viaggio continua!
    June 11

    Cartoline da Budapest - 2. I musei e... uno strano scambio culturale!

    Cartoline da Budapest
    2. I musei e... uno strano scambio culturale!
     
    Come al solito una parte consistente dei miei viaggi è dedicata alla visita dei musei, sia d'arte che storici.
    In particolare a Budapest ho visitato i seguenti:
     
    • Museo Nazionale Ungherese (Magyar Nemzeti Múzeum). Riesce nel non facile compito di ricostruire mille anni di vita dello stato magiaro, dall'arrivo delle tribù asiatiche guidate dal capo Árpad fino alla proclamazione della Repubblica Ungherese nel 1990. Numerosi i reperti interessanti, tra cui: spade e steli incise risalenti al IX-X secolo; una magnifica scultura di san Giorgio che uccide il drago del '400; mobili rinascimentali; armi e uniformi della guerra d'indipendenza del 1848-49 e della prima guerra mondiale; il cappotto - con tanto di medaglie -, il cappello e la pistola del "reggente" Miklós Horthy; un grande stemma in bronzo della Repubblica popolare post-1956. Da non perdere se volete immergervi nella lunga e complessa storia di questo paese.
    • Museo di Belle Arti (Szépmuvészeti Múzeum). Assolutamente da visitare. La selezione di opere proposte è vastissima per quantità e per qualità; comprende opere di Raffaello, Tiepolo, Canaletto, Cranach, Dürer, Vélasquez, El Greco, Franz Hals, Van Dyck, Pieter Brueghel, Artemisia Gentileschi, John Constable, Manet, Monet, Cézanne, Gauguin, solo per citarne alcuni, oltre a interessanti collezioni di arte egizia, greca e romana.
    • Museo Vasarely (Vasarely Múzeum). Museo che raccoglie opere del grande artista contemporaneo padre della op art, francese di adozione ma ungherese di nascita. Copre tutto l'arco della sua produzione, dagli inizi come grafico pubblicitario fino alle opere per cui è più noto, dove forme geometriche, arditi accostamenti cromatici e gradienti di luce e ombra prendono il sopravvento. Uno dei posti più "inflescianti" d'Europa, se mi chiedete cosa ne penso!
    • Museo di Storia Militare (Hadtörténeti Múzeum). È concentrato soprattutto sulla guerra d'indipendenza del 1848-49, cui è dedicato quasi tutto il primo piano dell'esposizione, e sulla storia dell'Ungheria tra la prima guerra mondiale e il cambio di regime nel 1990. Particolarmente interessanti le sale dedicate all'esercito ungherese tra le due guerre e alla rivolta del 1956. Anche questo, come il Museo Nazionale Ungherese, è da visitare per approfondire la conoscenza della storia del paese, specialmente di quella degli ultimi due secoli.
    • Museo Ludwig - Museo di arte contemporanea (Ludwig Múzeum - Kortárs Muvészeti Múzeum). Situato all'interno di un palazzo sede di varie esposizioni nonché di un ristorante, già di suo un bell'esempio di architettura contemporanea, il museo della fondazione Peter e Irene Ludwig occupa due piani della struttura; non è grandissimo ma comprende opere di pregio, per cui mi sento senz'altro di consigliarvelo. Tra gli autori rappresentati: Pablo Picasso, Gerhard Richter, Yoko Ono, Jean Tinguely, Joseph Beuys.

    Il Museo Ludwig però merita qualche parola in più rispetto agli altri, in quanto vi ho vissuto, nel corso della mia visita, una delle esperienze più bizzarre di tutti i miei viaggi fino ad ora.

    Il palazzo sede del LUMU

    Il secondo piano dell'esposizione si apriva con una grande sala di circa 5 metri di altezza e larghezza e 6 di lunghezza, alle cui pareti erano appese centinaia di copie di una stampa, opera di un artista cinese, Chi Peng. Dal momento che avevo dovuto lasciare la fotocamera all'ingresso, ho cercato di rendere l'idea attraverso questo rozzissimo disegno:

    Vedevo i visitatori prendere dei foglietti da un contenitore, scriverci qualcosa sopra, staccare le stampe dai muri e appendere al loro posto il foglietto compilato, assieme a un oggetto: chi lasciava un biglietto da visita, chi un disegno, chi una foto, chi una caramella balsamica, chi una canottierina, chi una banconota da 200 fiorini (circa 80 centesimi). Cosa stava succedendo?

    Il progetto di Chi Peng è di "scambiare il dolore" (trading pain) tra Cina e Ungheria. Con molta ironia, Chi Peng si dichiara "addolorato" del fatto che negli ultimi anni l'Occidente sia stato invaso da "paccottiglia" proveniente dalla Cina. Per cui propone agli ungheresi - e agli stranieri di passaggio - di mandare a loro volta delle cianfrusaglie in Cina, prendendo in cambio una delle 1000 copie numerate della sua opera Sprinting Forward-2.

    La mia copia (n. 417) di Sprinting Forward-2.
    Notate la scritta "Exchange copy - Printed in China"!

    Tra il 29 maggio e il 3 giugno sarebbe stato possibile ai visitatori del LUMU prendere una copia dell'opera, lasciando al suo posto un foglio con i propri dati personali, la "motivazione del dolore" - per me, il brutto tempo a Budapest in questi giorni di vacanza! - e un oggetto qualsiasi. Anch'io volevo stare al gioco di Chi Peng... e sapete cosa gli ho lasciato?

    La tessera 2006/2007 del Cinque Quarti!

    Così adesso anche in Cina conosceranno Elettra, Gipo, Sciacca e GrAnita!!!

    (continua...)

    June 09

    Cartoline da Budapest - 1. Il primo impatto

    Cartoline da Budapest
    1. Il primo impatto
     
    L'arrivo all'aeroporto di Ferihegy verso mezzogiorno del 31 maggio non è dei più esaltanti. Il tempo è brutto, come avevo temuto leggendo le previsioni dell'Ufficio meteorologico ungherese. Salgo sul bus numero 200 che mi porterà al capolinea di Kőbanya-Kispest della linea 3 della metropolitana, so che devo scendere a Lehel tér e raggiungere da là il residence che mi ospiterà per i prossimi giorni. Già dal tragitto in autobus noto una delle cose che mi piaceranno di meno di Budapest: l'invadenza della pubblicità. Cartelloni e insegne pubblicitarie praticamente ovunque reclamizzano le merci più disparate. Su questo comunque tornerò in seguito.

    Il Parlamento

    Ancora meno rassicurante è l'arrivo al capolinea del 200, che è anche uno dei due capilinea, come dicevo, della M3. La stazione di Kőbanya-Kispest è una sorta di grosso bazar, caratterizzato dai tubi sul soffitto e dal persistente odore di cipolla proveniente dai cubicoli dove si preparano e si vendono gyros e kebab, presenti - come scoprirò - in quasi tutte le stazioni della M2 e della M3 (essendo la M1 la linea "elegante", tutta legno e piastrelle di ceramica), ma qui in quantità abnorme. E poi una gran folla: gente che va, gente che viene... Budapest comincia a presentarmi il suo volto di metropoli, e fin qui si tratta di un volto abbastanza lontano dalle immagini della propaganda turistica.

    Il Parlamento visto dal ponte Margit. A destra il Ponte delle Catene

    Salito sul vagone della metro, arrivo a Lehel tér e di là al residence. Anche qui l'impressione non è delle migliori; ad un ingresso da condominio anni '70 mi attende dietro il bancone un signore anziano con gli occhiali, un gran tatuaggio sull'avambraccio destro e una sigaretta in bocca. Il primo pensiero è: "guarda dove sono capitato...", ma so bene che non bisogna giudicare dalle apparenze. Malgrado il signore non parli quasi una parola d'inglese e sconosca del tutto il tedesco, riesco, nel mio scarsissimo ungherese, a presentarmi e a stabilire cosa voglio per colazione e a che ora. Il posto è spartanissimo, mi ricorda il dormitorio studentesco di Römerlager a Bonn (e magari in passato era qualcosa del genere), solo tenuto un po' peggio... ma quantomeno è pulito, soprattutto la stanza a me riservata.
     
    E poi parto alla scoperta di Budapest.
     
    Per prima cosa noto con piacere che i mezzi pubblici sono di vario tipo, frequenti, puntuali e capillari: metropolitana - tre linee più una in costruzione; tra l'altro è la più antica d'Europa dopo quella di Londra -, autobus, filobus, tram - sia di tipo antico che moderno, stile metropolitana leggera come quello familiare a noi messinesi - e treno suburbano. Non ho quindi problemi a spostarmi per ogni dove.
     
    La mia prima meta è il Danubio, che rivedo un anno e mezzo dopo il mio viaggio a Vienna. Noto con sconcerto che buona parte delle rive del fiume sono occupate dalle rotaie del tram o da strade asfaltate e solo in pochi e sparsi tratti è possibile passeggiarvi. Inoltre i ponti non sono numerosi come, ad esempio, a Dublino; però è anche vero che il Danubio è ben più largo del Liffey.

    Il Parlamento
     
    Quando cala la sera e le luci si accendono, tutto assume un nuovo aspetto. Budapest di giorno è piacevole, ma di notte, specialmente nelle zone vicine al fiume, è proprio bella.

    Il Ponte delle Catene
     
    Così, tra brutto tempo, pubblicità invadente, odore di gyros e luci sull'acqua, passa il mio primo giorno nella capitale dell'Ungheria.

    Uno dei leoni del Ponte delle Catene. Sullo sfondo il castello di Buda
     

    Il Danubio e il castello di Buda

     
    (Continua...)

    June 05

    Visszatértem!

    Visszatértem!
     
    Cioè: sono tornato! Cinque intensi giorni a Budapest sono passati velocemente, ora mi trovo di nuovo qui alle prese con registri, voti, assenze, relazioni finali, programmi svolti e altre spiacevoli incombenze di fine anno scolastico. Sabato pomeriggio (!) i primi scrutini. Come speravo, respirare un po' d'aria d'Ungheria m'ha fatto bene; sono pronto ad affrontare tutto ciò con rinnovato vigore psicofisico.
     
    Ancora è presto per potervi raccontare i momenti salienti del mio soggiorno nella capitale magiara. Posso però anticiparvi alcuni punti:
     
    • le visite al Museo di Belle Arti, al Museo Nazionale Ungherese, al Museo di Storia Militare, al Museo Vasarely e al Museo di Arte Contemporanea;
    • a proposito di quest'ultimo, ora conoscono il Cinque Quarti pure in Cina! (e che c'entra con l'Ungheria, direte voi? c'entra, c'entra...)
    • la salita alla Cittadella di Buda con tanto di giro nel bunker costruito dai Tedeschi durante la guerra;
    • mai viste tante Trabant, Wartburg e Lada (vecchio modello, cloni della Fiat 131) ancora circolanti e in funzione;
    • ma anche se le reliquie del socialismo reale dovessero lasciarvi a piedi, niente paura essendo disponibile una gran copia di mezzi di trasporto pubblico su cui salire per raggiungere ogni angolo della città;
    • la gente che piscia tranquillamente per la strada a ogni ora del giorno e della notte;
    • i miei pellegrinaggi alla casa di Bela Bartók - la quale ancora custodisce il suo pianoforte - e alla distilleria Zweck, dove si produce quel portento che ha nome Unicum e dove ho avuto modo di assaggiare l'Unicum Next, sconosciuto in Italia;
    • e naturalmente una buona dose di fotografie!

    Nei prossimi giorni i miei appunti di Viaggiatore Fantasma a Budapest. Per ora... ho altro da fare, purtroppo.

    Ah, e ovviamente, la musica del giorno, non può che essere:

    Béla Bartók - Musica per archi, percussione e celesta
    (1937)

    1. Andante tranquillo
    2. Allegro
    3. Adagio
    4. Allegro molto