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June 30 Riappropriarsi della propria esistenzaRiappropriarsi della propria esistenza
Un altro momento di riflessione...
Finalmente un momento di pausa nel marasma degli esami di Stato per poter aggiornare questo blog e metter giù alcune riflessioni emerse da due discussioni con altrettante amiche - una che mi conosce da qualche mese, l'altra con la quale il rapporto di amicizia dura ininterrottamente da 15 anni; discussioni che hanno avuto luogo la settimana precedente all'attuale, ormai in via di conclusione.
Tramonto a San Giusto, Trieste, marzo 2004
In particolare, ho avuto da esse la conferma di aver raggiunto i seguenti punti fermi:
Mausoleo Andrassy a Krasnohorske Podhradie, Slovacchia, luglio 2001
Non credete che sia stato facile arrivare a queste conclusioni. Però posso dirvi che, almeno nel mio caso, ne è valsa la pena. Essere sinceri con sé stessi costa fatica, ancor più che esserlo con gli altri, ma è necessario se ci si vuole riappropriare della propria esistenza. Adesso vi lascio con la canzone del giorno.
La canzone del giorno: The Clash - The street parade When I was waiting for your phone call Though I will never fade It's not too hard to cry I was in this place Though I will disappear June 21 Cartoline da Budapest - 5. Due "pellegrinaggi" molto particolari! ...e un salto allo stadioCartoline da Budapest
5. Due "pellegrinaggi" molto particolari! ...e un salto allo stadio
L'Ungheria ha una ricchissima tradizione in fatto di musica. Ciononostante, quando si sente parlare di musica ungherese, a molti la prima cosa che viene in mente è l'orchestrina tzigana che suona nei ristoranti "tipici" (in realtà ad uso e consumo dei turisti stranieri) di Budapest. Il vostro Viaggiatore Fantasma, notoriamente melomane, non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione di visitare almeno un luogo che testimoniasse questo patrimonio; e se mi sono dovuto limitare, ciò è stato dovuto al poco tempo a mia disposizione, non certo alla mia volontà. Per cui, dovendo scegliere, ho optato per la casa dove visse il grande compositore Béla Bartók (1881-1945). In realtà, Bartók non vi abitò per lungo tempo, ma solo dal 1932 al 1940, quando lasciò l'Ungheria a causa della guerra e per motivi politici. Però fu l'ultimo luogo di residenza del musicista nella sua patria, ed è per questo che dal 1981 è stata aperta al pubblico per celebrare la memoria del suo illustre inquilino.
L'ingresso della casa
L'edificio si trova fuori dal centro cittadino, alla periferia occidentale di Buda, nei pressi di una piazza chiamata Pasareti tér, in un verdissimo quartiere residenziale costruito negli anni '20 secondo princìpi di architettura razionale. Alcune delle villette e una chiesa nella stessa piazza sono state progettate secondo i dettami del Bauhaus.
Lo studio
Superato un vialetto alberato in salita si giunge all'ingresso, davanti al quale una statua a grandezza naturale di Bartók sembra assorta in contemplazione. Salendo al primo piano si possono visitare alcune stanze, tra cui lo studio, il quale custodisce un grammofono, una macchina da scrivere, ma soprattutto il pianoforte seduto al quale Bartók ha composto immortali pagine di musica. Vi lascio immaginare l'emozione che ho provato! Camminavo lentamente tra quegli ambienti, quasi misurando persino il respiro, come in una chiesa.
Oggetti esposti al secondo piano
Al secondo piano una sala più grande raccoglie svariati oggetti appartenuti al compositore. C'è di tutto: strumenti musicali, edizioni delle sue opere, orologi, occhiali, varie onorificenze, materiale per scrivere, persino abiti e mobili decorati secondo schemi tradizionali delle campagne ungheresi. Bartók era anche un competente studioso delle tradizioni popolari in musica, e in molte sue opere si possono rintracciare temi e ritmi propri della musica popolare del suo paese. Dopo aver contemplato a lungo e in religioso silenzio queste testimonianze della vita di Bartók, scendevo lungo le scale interne. Dalla sala adibita a piccolo auditorium uscivano delle note, a tratti un po' incerte, di pianoforte; guardando nel vano della porta notavo molti bambini, seduti compostissimi ad ascoltare. Era un saggio di strumento. Non potevo fare a meno di pensare a cosa avrei provato io, a esibirmi in un simile tempio della memoria e della musica. Mi congedavo dalle custodi della casa. Fuori, la luce morbida di un cielo nuvoloso e il verde carico delle foglie degli alberi e del prato aumentava la mia sensazione di aver vissuto un'esperienza quasi più onirica che reale. *** La visita alla casa-museo di Bartók è stata per me ricca di emozioni, e per questo memorabile. Pure memorabile, ma per tutt'altra ragione, il mio gran finale: la visita alla distilleria Zweck, dove si producono diversi liquori, primo fra tutti il portentoso amaro Unicum! Così come l'anno scorso a Dublino ho visitato la mostra permanente della Guinness, a Budapest ho colto l'occasione di vedere di persona da dove ha origine una delle mie bevande alcoliche preferite.
L'ingresso del museo della distilleria
In realtà soltanto un'ala dell'edificio è aperta al pubblico e vi si entra da un ingresso laterale. Dopo la visione di un filmato di circa 20 minuti - anche in italiano - inizia la visita della mostra vera e propria, che raccoglie ogni sorta di cimelio legato alle attività della distilleria Zweck, di cui l'Unicum è il prodotto più famoso, ma non il solo.
La mostra permanente della Zweck, veduta d'insieme
Particolare dell'esposizione
Mia guida nel corso della visita è stato un gentilissimo ragazzo, il quale mi ha spiegato che tutto il ciclo di fabbricazione dell'Unicum è automatizzato, per cui bastano solo cinque (!) persone per mandarlo avanti. Una di queste la potete vedere nella foto qua sotto mentre controlla lo smaltimento delle scorie delle erbe utilizzate per l'amaro, secondo una ricetta segreta di cui, per quanto si sa, sono in circolazione solo tre copie: una è in possesso degli Zweck, un'altra l'ha in custodia il vescovo di Esztergom e la terza si trova in una cassaforte in Svizzera.
Il momento finale è stato la degustazione. Nell'ordine ho provato, intervallati da un po' d'acqua per "neutralizzare" la bocca:
Tutto questo tra le 11.15 e le 11.35 di lunedì 4 giugno mattina, a stomaco ormai vuoto per la colazione digerita. Come abbia fatto a mantenere la lucidità non lo so. Però un po' mi preoccupa il fatto che sia riuscito a reggere una tale mistura alcolica senza battere ciglio! *** Una volta uscito dalla distilleria, ho approfittato dell'ultima ora a mia disposizione - avevo lasciato detto al residence che sarei passato per l'una del pomeriggio a prendere il mio bagaglio - per prendere la seconda linea della metro e recarmi a un altro luogo che non volevo far a meno quantomeno di vedere: lo stadio Ferenc Puskás, già Népstadion ("stadio del popolo").
È lo stadio dove giocava la leggendaria nazionale ungherese degli anni '40-'50, una delle più forti squadre di calcio di ogni tempo, trascinata dal più grande giocatore di tutti i tempi proveniente da questo paese, Ferenc Puskás (1927-2006), in cui onore lo stadio venne ribattezzato nel 2001. Ma è anche lo stadio dove i Queen si esibirono in uno storico concerto il 27 luglio 1986, quando Freddie Mercury cantò, accompagnato dal solo Brian May, Tavaszi szél. Lo stadio viene ancor oggi occasionalmente chiamato col vecchio nome; così, per esempio, sui manifesti che reclamizzano il concerto dei Rolling Stones del prossimo 20 luglio. Quella qui sopra è l'ultima foto da me scattata a Budapest. Non ho ancora finito, però, di mandarvi le mie "cartoline", ho ancora un bel po' di fatti e fatterelli da raccontarvi! (continua...) Ho parlato troppo prestoCome temevo, ho peccato di eccessiva confidenza; lunedì il provveditore in persona mi ha telefonato e mi ha informato del fatto che ero stato nominato commissario esterno sostituto per una commissione divisa su due scuole, una a Castroreale, l'altra a sant'Agata Militello.
Ciononostante, vi mando un'altra "cartolina" da Budapest... stay tuned! June 15 Cartoline da Budapest - 4. Piazza degli Eroi, la Cittadella e il bunkerCartoline da Budapest
4. Piazza degli Eroi, la Cittadella e il bunker
Piazza degli Eroi
Piazza degli Eroi (Hősok tére) è un altro dei principali monumenti di Budapest. Non è grandissima, ma colpisce per gli elementi che la compongono. Al centro una colonna, in cima alla quale un personaggio alato regge i principali simboli dell'antico regno d'Ungheria: la corona di s. Stefano e la croce patriarcale.
La cima della colonna centrale
Alla base della colonna sono raffigurati i capi delle tribù magiare, guidati da Árpad, che nel X secolo si stanziarono nella regione nota fino ad allora come Pannonia, dando vita al primo nucleo della nazione ungherese.
La base della colonna
Due grandi colonnati ricurvi posti sul retro ospitano statue di personaggi importanti della storia del paese, tra cui lo stesso re/santo Stefano, Giovanni Hunyadi, Mattia Corvino, Lajos Kossuth.
Il colonnato destro
***
Il monumento alla liberazione
Diametralmente opposto, nella parte sud di Buda, è il monumento alla liberazione della città dall'occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale. La "signora con la palma" è posta in cima al colle che ospita la Cittadella (Citadella), da secoli area fortificata, e può essere vista da ogni punto della città - anche di notte, essendo illuminata.
La "signora con la palma"
Alla base del monumento, due altri personaggi simboleggiano la virtù e la forza.
Virtù e forza
Proprio sotto l'area dove ora sorge il monumento, i Tedeschi scavarono un bunker nel 1943. Oggi il bunker è in parte un museo delle cere, in parte una mostra fotografica sull'occupazione tedesca della città e sull'assedio - durato ben 104 giorni - da parte dei Russi, coadiuvati da volontari antinazisti ungheresi, che portò alla liberazione della città.
Alcune delle statue nel bunker sono di un realismo impressionante.
Queste, per esempio, mostrano un ufficiale tedesco e uno ungherese a colloquio
(continua...) June 14 Cartoline da Budapest - 3. Il castello di BudaCartoline da Budapest
3. Il castello di Buda
Il viale d'accesso al castello
Vorrei parlarvi adesso del castello di Buda, che già ho mostrato in alcune foto notturne in precedenza. Sede dei sovrani ungheresi, il castello sorge sul luogo dell'antica residenza distrutta durante la conquista turca del 1686. L'attuale edificio risale al XVIII secolo ed ha ospitato gli imperatori della casa di Asburgo nei loro viaggi in Ungheria, nonché l'ammiraglio Horty nel periodo in cui fu il sovrano di fatto del paese, dal 1920 al 1944.
Facciata del castello col monumento a Eugenio di Savoia
Davanti alla maestosa facciata è il monumento equestre a Eugenio di Savoia, al comando delle truppe asburgiche che riconquistarono Buda dagli Ottomani nel 1697.
Il castello è veramente grande, e al suo interno ospita attualmente la Galleria Nazionale Ungherese e il Museo della Città di Budapest.
Fontana monumentale
Di notte il castello viene illuminato e assume, come molti altri luoghi del centro della città, un aspetto quasi magico! Non sorprende, quindi, che sia una delle mete più frequentate dai turisti.
Veduta notturna del castello
(Continua...) June 12 Aggiunte le foto di BudapestHo aggiunto un album con una selezione delle oltre 140 foto da me scattate a Budapest. Naturalmente il mio diario di viaggio continua! June 11 Cartoline da Budapest - 2. I musei e... uno strano scambio culturale!Cartoline da Budapest
2. I musei e... uno strano scambio culturale!
Come al solito una parte consistente dei miei viaggi è dedicata alla visita dei musei, sia d'arte che storici.
In particolare a Budapest ho visitato i seguenti:
Il Museo Ludwig però merita qualche parola in più rispetto agli altri, in quanto vi ho vissuto, nel corso della mia visita, una delle esperienze più bizzarre di tutti i miei viaggi fino ad ora.
Il palazzo sede del LUMU
Il secondo piano dell'esposizione si apriva con una grande sala di circa 5 metri di altezza e larghezza e 6 di lunghezza, alle cui pareti erano appese centinaia di copie di una stampa, opera di un artista cinese, Chi Peng. Dal momento che avevo dovuto lasciare la fotocamera all'ingresso, ho cercato di rendere l'idea attraverso questo rozzissimo disegno:
Vedevo i visitatori prendere dei foglietti da un contenitore, scriverci qualcosa sopra, staccare le stampe dai muri e appendere al loro posto il foglietto compilato, assieme a un oggetto: chi lasciava un biglietto da visita, chi un disegno, chi una foto, chi una caramella balsamica, chi una canottierina, chi una banconota da 200 fiorini (circa 80 centesimi). Cosa stava succedendo? Il progetto di Chi Peng è di "scambiare il dolore" (trading pain) tra Cina e Ungheria. Con molta ironia, Chi Peng si dichiara "addolorato" del fatto che negli ultimi anni l'Occidente sia stato invaso da "paccottiglia" proveniente dalla Cina. Per cui propone agli ungheresi - e agli stranieri di passaggio - di mandare a loro volta delle cianfrusaglie in Cina, prendendo in cambio una delle 1000 copie numerate della sua opera Sprinting Forward-2.
La mia copia (n. 417) di Sprinting Forward-2.
Notate la scritta "Exchange copy - Printed in China"!
Tra il 29 maggio e il 3 giugno sarebbe stato possibile ai visitatori del LUMU prendere una copia dell'opera, lasciando al suo posto un foglio con i propri dati personali, la "motivazione del dolore" - per me, il brutto tempo a Budapest in questi giorni di vacanza! - e un oggetto qualsiasi. Anch'io volevo stare al gioco di Chi Peng... e sapete cosa gli ho lasciato? La tessera 2006/2007 del Cinque Quarti! Così adesso anche in Cina conosceranno Elettra, Gipo, Sciacca e GrAnita!!! (continua...) June 09 Cartoline da Budapest - 1. Il primo impattoCartoline da Budapest
1. Il primo impatto
L'arrivo all'aeroporto di Ferihegy verso mezzogiorno del 31 maggio non è dei più esaltanti. Il tempo è brutto, come avevo temuto leggendo le previsioni dell'Ufficio meteorologico ungherese. Salgo sul bus numero 200 che mi porterà al capolinea di Kőbanya-Kispest della linea 3 della metropolitana, so che devo scendere a Lehel tér e raggiungere da là il residence che mi ospiterà per i prossimi giorni. Già dal tragitto in autobus noto una delle cose che mi piaceranno di meno di Budapest: l'invadenza della pubblicità. Cartelloni e insegne pubblicitarie praticamente ovunque reclamizzano le merci più disparate. Su questo comunque tornerò in seguito.
Il Parlamento
Ancora meno rassicurante è l'arrivo al capolinea del 200, che è anche uno dei due capilinea, come dicevo, della M3. La stazione di Kőbanya-Kispest è una sorta di grosso bazar, caratterizzato dai tubi sul soffitto e dal persistente odore di cipolla proveniente dai cubicoli dove si preparano e si vendono gyros e kebab, presenti - come scoprirò - in quasi tutte le stazioni della M2 e della M3 (essendo la M1 la linea "elegante", tutta legno e piastrelle di ceramica), ma qui in quantità abnorme. E poi una gran folla: gente che va, gente che viene... Budapest comincia a presentarmi il suo volto di metropoli, e fin qui si tratta di un volto abbastanza lontano dalle immagini della propaganda turistica.
Il Parlamento visto dal ponte Margit. A destra il Ponte delle Catene
Salito sul vagone della metro, arrivo a Lehel tér e di là al residence. Anche qui l'impressione non è delle migliori; ad un ingresso da condominio anni '70 mi attende dietro il bancone un signore anziano con gli occhiali, un gran tatuaggio sull'avambraccio destro e una sigaretta in bocca. Il primo pensiero è: "guarda dove sono capitato...", ma so bene che non bisogna giudicare dalle apparenze. Malgrado il signore non parli quasi una parola d'inglese e sconosca del tutto il tedesco, riesco, nel mio scarsissimo ungherese, a presentarmi e a stabilire cosa voglio per colazione e a che ora. Il posto è spartanissimo, mi ricorda il dormitorio studentesco di Römerlager a Bonn (e magari in passato era qualcosa del genere), solo tenuto un po' peggio... ma quantomeno è pulito, soprattutto la stanza a me riservata. E poi parto alla scoperta di Budapest.
Per prima cosa noto con piacere che i mezzi pubblici sono di vario tipo, frequenti, puntuali e capillari: metropolitana - tre linee più una in costruzione; tra l'altro è la più antica d'Europa dopo quella di Londra -, autobus, filobus, tram - sia di tipo antico che moderno, stile metropolitana leggera come quello familiare a noi messinesi - e treno suburbano. Non ho quindi problemi a spostarmi per ogni dove.
La mia prima meta è il Danubio, che rivedo un anno e mezzo dopo il mio viaggio a Vienna. Noto con sconcerto che buona parte delle rive del fiume sono occupate dalle rotaie del tram o da strade asfaltate e solo in pochi e sparsi tratti è possibile passeggiarvi. Inoltre i ponti non sono numerosi come, ad esempio, a Dublino; però è anche vero che il Danubio è ben più largo del Liffey.
Il Parlamento
Quando cala la sera e le luci si accendono, tutto assume un nuovo aspetto. Budapest di giorno è piacevole, ma di notte, specialmente nelle zone vicine al fiume, è proprio bella.
Il Ponte delle Catene
Così, tra brutto tempo, pubblicità invadente, odore di gyros e luci sull'acqua, passa il mio primo giorno nella capitale dell'Ungheria.
Uno dei leoni del Ponte delle Catene. Sullo sfondo il castello di Buda
Il Danubio e il castello di Buda
(Continua...) June 05 Visszatértem!Visszatértem!
Cioè: sono tornato! Cinque intensi giorni a Budapest sono passati velocemente, ora mi trovo di nuovo qui alle prese con registri, voti, assenze, relazioni finali, programmi svolti e altre spiacevoli incombenze di fine anno scolastico. Sabato pomeriggio (!) i primi scrutini. Come speravo, respirare un po' d'aria d'Ungheria m'ha fatto bene; sono pronto ad affrontare tutto ciò con rinnovato vigore psicofisico.
Ancora è presto per potervi raccontare i momenti salienti del mio soggiorno nella capitale magiara. Posso però anticiparvi alcuni punti:
Nei prossimi giorni i miei appunti di Viaggiatore Fantasma a Budapest. Per ora... ho altro da fare, purtroppo. Ah, e ovviamente, la musica del giorno, non può che essere:
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