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April 30 Gianfranco Fini strizza l'occhio al Vaticano (per farsi perdonare qualche peccatuccio)
Oggi, nel suo discorso d'insediamento in qualità di Presidente della Camera dei Deputati, l'on. Gianfranco Fini ha affermato, tra le altre cose, che la "minaccia alla libertà" "non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso che sono ormai sepolte nella quasi totalità delle coscienze del nostro popolo con il Novecento che le ha generate. L'insidia maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale e morale, dalla errata convinzione che libertà significhi pienezza di diritti e assenza di doveri e finanche di regole", puntualizzando che "la libertà è minacciata nello stesso momento in cui, come sta avvenendo per alcune questioni, nel suo nome si teorizza la presunta impossibilità di definire ciò che è giusto e ciò che non lo è". Per Fini quindi "relativismo culturale" significherebbe aver solo diritti e niente doveri, nonché la mancanza di regole certe in campo etico. Orbene, sarebbe il caso di ricordare al neo eletto Presidente della Camera il reale significato della locuzione "relativismo culturale", che indica un atteggiamento di fondo della ricerca antropologica sviluppatosi a partire dagli anni successivi alla prima guerra mondiale e che trova i suoi principali punti di riferimento in studiosi come Franz Boas, Margaret Mead, Bronislaw Malinowski e Claude Lévi-Strauss.
L'antropologia come scienza, infatti, nasce nel XIX secolo, all'epoca della massima espansione degli imperi coloniali di paesi quali la Francia e la Gran Bretagna, e aveva come scopo iniziale quello di fornire ai dominatori un efficace strumento di comprensione delle popolazioni assoggettate, al fine di poterne garantire il controllo e lo sfruttamento in modo "razionale" e "scientifico". L'antropologia, pertanto, nella prima fase della sua storia, ha giustificato l'etnocentrismo, ossia il pregiudizio secondo cui esista un solo modello di trasformazione storica per tutte le società del mondo, avente come unico parametro - guarda caso - il grado di sviluppo tecnologico. In tal modo le società dell'Europa nord-occidentale e quella degli Stati Uniti, da esse direttamente discendente, erano considerate espressione della "civiltà" per eccellenza; tutte le altre, dalle antiche e raffinate nazioni dell'India e della Cina fino alle organizzazioni di cacciatori-raccoglitori delle savane africane, in gradi diversi, venivano sbrigativamente liquidate come "arretrate", "primitive", "rozze" o "semplici". A sostegno di ciò si tentava di dimostrare "scientificamente" attraverso misurazioni antroponometriche - l'altezza, la forma del cranio, i tratti somatici, il colore della pelle... - l'inferiorità biologica delle popolazioni sottomesse come premessa indispensabile della loro inevitabile inferiorità culturale e sociale.
È nel secolo successivo che l'antropologia diventa scienza autonoma, svincolata dalle esigenze delle grandi potenze coloniali, e si orienta allo studio delle culture reputandole fatti che hanno in sé la loro dignità e la loro importanza, sbarazzandosi della convinzione che esistano culture "superiori" e culture "inferiori" e che l'evoluzione di una società debba percorrere sempre e comunque le stesse tappe. Dall'etnocentrismo, quindi, si passa al relativismo culturale.
Con l'espressione relativismo culturale si indica pertanto il ritenere che comportamenti e valori, per essere compresi, devono essere considerati all'interno del contesto complessivo entro cui prendono vita e forma. Nel momento in cui l'antropologo si "cala" nella realtà che intende studiare, "deve, con serietà ed equilibrio, percorrere l'intera espressione dei fenomeni [...] senza distinzione fra ciò che è banale, incolore o comune e ciò che lo colpisce come straordinario e fuori del consueto": così ne riassumeva il senso Bronislaw Malinowski, uno dei padri fondatori dell'antropologia moderna. Per questo motivo l'antropologo deve considerare tutte le culture come "relative", cioè come dotate di significato innanzitutto - ma non esclusivamente - nell'ambito della società che le produce. Se così non fosse si tornerebbe al vecchio vizio originario dell'etnocentrismo, del considerare la propria visione del mondo come l'unica dotata di senso autentico, svalutando automaticamente tutte le altre.
Vero è che gli stessi antropologi, primo fra tutti Claude Lévi-Strauss nel saggio Tristi tropici del 1955, hanno evidenziato anche i rischi di un simile atteggiamento, cioè che il tentativo di comprendere le culture diverse dalla nostra spinga l'antropologo a dimenticare di essere uno studioso e a giustificare, più o meno inconsapevolmente, pratiche ormai considerate universalmente - almeno sulla carta - condannabili, quali l'infanticidio, l'incesto rituale o i maltrattamenti riservati alle donne. Ciò però non deve far dimenticare che comprendere non significa giustificare; che gli antropologi, per quanto debbano perseguire l'obiettività, non possono presentare gli aspetti più negativi di una società come se fossero frutto di un Fato ineluttabile, come se le cose non possano essere in alcun modo diverse da come sono.
Stando così le cose, sembrerebbe che Fini abbia preso una gran cantonata: non è vero che "relativismo culturale" significhi, come lascia intendere Fini, arbitrio caratterizzato dall'assenza o dalla carenza di regole certe; tant'è che il prof. Giovanni Bachelet, eletto per la prima volta alla Camera nelle file del Partito Democratico, ha causticamente definito questo passaggio del discorso "una papera culturale" (cfr. il sito di Repubblica).
In realtà Fini ha parlato con cognizione di causa. Il significato distorto che egli attribuisce a quest'espressione è lo stesso che si concretizza in altre espressioni quali "valori non negoziabili" e "verità rivelata": l'idea, cioè, che esistano visioni del mondo giustificate da un principio trascendente, tale che ogni tentativo di metterle in discussione risulterebbe contrario all'essenza stessa delle cose. Si tratta del principio, per farla breve, che guida le alte sfere della Chiesa cattolica.
La conferma dei miei sospetti viene dal "deferente omaggio" a Benedetto XVI rivolto da Fini già nelle battute iniziali del suo discorso di insediamento nell'Aula di Montecitorio: "un deferente omaggio al Pontefice Benedetto XVI, guida spirituale della larghissima maggioranza del popolo italiano ed indiscussa autorità morale per il mondo intero". Ora, che la maggioranza degli italiani segua il magistero della Chiesa cattolica è affermazione che mi pare abbastanza discutibile: se così fosse non divorzierebbe più nessuno, tranne coloro che si rivolgono alla Sacra Rota, l'aborto sarebbe stato nuovamente dichiarato illegale e i contraccettivi sarebbero ritirati dai negozi perché tanto non li comprerebbe più nessuno. Mi permetto, vista l'occasione, di ricordare che nel giugno 2007 Fini si è separato dalla moglie dopo 19 anni di matrimonio e nel novembre dello stesso anno ha dichiarato di intrattenere una relazione con l'avvocato Elisabetta Tulliani, da cui ha avuto una figlia un mese dopo, il 2 dicembre. Evviva la famiglia tradizionale e l'indissolubilità del sacro vincolo del matrimonio!
Ma non basta. Fini rincara la dose dichiarando che "la laicità delle istituzioni è principio irrinunciabile della nostra come di ogni moderna democrazia. Ed è proprio in nome di tale principio che il Parlamento deve saper riconoscere il ruolo fondamentale che, nell'arco dei secoli, la religione cristiana ha avuto, e ha tuttora, nella formazione e nella difesa della identità culturale della Nazione italiana". Così Fini, in nome della laicità dello Stato, fa entrare dall'ingresso principale la religione cattolica - poiché ho forti dubbi che parlando di "cristianesimo" abbia voluto riferirsi ai valdesi o agli evangelici. Insomma, passano gli anni, cambiano i governi, ma l'abitudine di baciare la pantofola papale non abbandona i rappresentanti delle principali istituzioni nazionali della Repubblica italiana. Soprattutto quando con tale atto riescono a far passare in ombra qualche peccatuccio di troppo. April 13 Recensione: Elio e le storie tese - Studentessi
A cinque anni di distanza da Cicciput, gli EELST ritornano con un nuovo album: e a scanso di equivoci, chiarisco subito che si tratta di un ritorno alla grande, anzi "alla stragrande". Non mi capitava da tempo di farmi delle grasse risate come quelle suscitate dall'ascolto di questa ultima fatica del "simpatico complessino".
Due sono gli aspetti principali che emergono già da un primo accostamento a Studentessi. Innanzitutto, la tendenza all'eclettismo tipica degli Elii è ancor più accentuata che nei precedenti lavori: dalla spettacolare intro rock progressivo - accompagnata da una prodigiosa performance vocale di Antonella Ruggiero - di Plafone alla giustapposizione di cabaret, musica leggera anni '40 e death metal di Suicidio a sorpresa, dalla "sintesi sonora dell'incontro fra Jobim e John Bonham" di Heavy Samba alla disco di Supermassiccio, passando per la bluegrass di Indiani (A caval donando) e le acrobazie ritmiche di Parco Sempione. Ciononostante, non si avverte la sensazione di frammentarietà presente in Cicciput o, ancora di più, in Craccracriccrecr; anzi il disco si snoda in maniera abbastanza fluida, inframmezzato dal motivo ricorrente di Effetto memoria, diviso in quattro parti, in cui i membri del complesso si scambiano gli strumenti: Faso alla batteria, Cesareo alle tastiere, Christian alla chitarra... Inoltre, tanto di cappello a Claudio Baglioni, che con il suo solito pathos, e con non poca autoironia, narra nella terza parte un improbabile incontro con Alberto Sordi nella notte a Palinuro... roba da restare piegati in due dalle risate.
L'altro aspetto riguarda i testi e si potrebbe riassumere nella formula: "meno goliardia, più surrealismo". Per essere un disco degli EELST, il numero delle parolacce vi è considerevolmente ridotto, mentre fioriscono a dismisura gli accostamenti d'immagini dal sapore onirico, i calembour, nonché - altra caratteristica storica della poetica "elica" - le più banali situazioni della vita quotidiana assurte a fatti d'importanza quasi epica: i fori della doccia otturati dal calcare e le pretese condominiali in Plafone, l'asportazione delle tonsille in Gargaroz, il "dilemma estivo" mare-monti fra Elio e Giorgia di Ignudi fra i nudisti, e così via.
Però, in ultima analisi, quali sono i punti di forza di Studentessi? A mio avviso, per prima cosa, la già ricordata Plafone; il colpo di genio di Ignudi fra i nudisti, la cui melodia, perfino negli arrangiamenti delle parti per coro e nei rallentati, non è altro che Suspicious minds di Elvis Presley eseguita al contrario - guardate questo video, fate il confronto, e poi raccattate la mascella caduta per terra nel frattempo... -; Heavy Samba, con il suo misto di bossa nova e di Led Zeppelin "condito" dalla voce di Irene Grandi; la suite in cinque movimenti Suicidio a sorpresa; la vendetta contro i rompiscatole a suon di bonghi e contro la giunta della regione Lombardia, colpevole di aver spianato il cosiddetto "bosco di Gioia" (per i dettagli leggete qui) di Parco Sempione.
Non che il resto del disco sia da buttare, anzi. Irriverenti riferimenti alla canzone italiana degli anni '50 e '60 (Tristezza, La lega dell'amore) si accompagnano all'allegro nonsense western di Indiani (A caval donando) - dove compare pure una frecciata alla berlusconiana "cultura del sospetto" - e alla fantascienza surreale di Supermassiccio. La risposta dell'architetto è un delirante rap affidato alla voce - o sarebbe meglio dire alle urla - di Mangoni, volto a satireggiare Mondo Marcio e in generale tutti quei personaggi che fanno un dogma dell'essere alternativi a tutti i costi, più di facciata che di sostanza comunque; però non convince fino in fondo, come invece aveva fatto dieci anni prima La visione. Il congresso delle parti molli è, credo, l'anello più debole della catena: un brano abbastanza scontato, che non riesce a "prendere" più di tanto malgrado l'arrangiamento, come nel resto del disco, sia di prim'ordine. Poco convincenti sono anche i richiami a Cicciput, quali il tormentone della Toscana di Maurizio Crozza e lo studente calabrese, interpretato anche stavolta da Guido Meda.
Chiude l'album Single, quasi una cover di Mamma: un commovente omaggio a Paolo "Feiez" Panigada - qui cantante con lo pseudonimo di Luigi Piloni -, sigla dell'omonimo programma radiofonico condotto nel 1997 da Luciana Littizzetto e Bruno Gambarotta.
Un'ultima considerazione personale: melodie ricavate da altre canzoni suonate al contrario, miscugli di sonorità apparentemente estranee, musicisti che si scambiano gli strumenti... tutto questo mi ricorda pericolosamente Lodger di David Bowie; non solo, ma in Supermassiccio l'influsso del "soul plastificato" di Young Americans è più che evidente, soprattutto nel finale che richiama in modo abbastanza chiaro Fame. Ciò mi induce a ritenere Studentessi l'album più "bowiano" della produzione degli EELST fino ad ora... oltre che un gran bel disco di per sé.
Bentornati Elii.
Una curiosità: il Sergio Conforti citato all'inizio del disco non è Rocco Tanica, ma un personaggio del film Il commissario di ferro di Stelvio Massi (1978). Qui potete vedere la scena in questione.
Altra curiosità: se seguite il consiglio di Elio in Gargaroz e cercate su Google "tonsille tolte", trovate questo sito... provate a inserire dei dati (assolutamente a cavolo) e vedete cosa ne viene fuori
E ora, mi sembra opportuno lasciarvi un "assaggio"
La canzone del giorno: Elio e le storie tese - Parco Sempione (da Studentessi, 2008) Parco Sempione, verde e marrone dentro la mia città. Metto su il vibro, leggo un bel libro, cerco un po' di relax. All'improvviso, senza preavviso, si sente un pim, pam, pum: Un fricchettone forse drogato suona e non smette più. Bonghi: questo fatto mi turba perché suona di merda, Non ha il senso del ritmo e non leggo più il libro. Quasi quasi mi alzo, vado a chiedergli perché Ha deciso che, cazzo, Proprio oggi niente lo fermerà. Piantala con 'sti bonghi, non siamo mica in Africa. Porti i capelli lunghi ma devi fare pratica. Sei sempre fuori tempo, così mi uccidi l'Africa Che avrà pure tanti problemi Ma di sicuro non quello del ritmo. Dai barbun cerca de sunà mei Che sun dree a fa balaa i pee Anca si go vutant'ann Vu gio' in balera cun la mia miee Oeh che du bal Te me scepet l'uregia Ti, i to sciavatt e i bonghi "Caro signore, sa che le dico? Questa è la libertà. Sono drogato, suono sbagliato anche se a lei non va. Non vado a tempo, lo so da tempo, non è una novità. Io me ne fotto; cucco di brutto grazie al mio pim, pum, pam" Bonghi: questa cosa mi turba e mi sento di merda. Quasi quasi mi siedo ed ascolto un po' meglio. Forse forse mi sbaglio, forse ho preso un abbaglio. Forse? Forse un bel cazzo. Fai cagare, questa è la verità. Ora ti sfondo i bonghi per vendicare l'Africa, Quella che cucinava l'esploratore in pentola Ti vesti come un rasta ma questo, no, non basta: Sarai pure senza problemi, ma di sicuro ci hai quello del ritmo. Te tiri 'na pesciada in del cuu Va a ciapaa i ratt Te podet vend domaa el to ciculatt "Ecco spiegato cosa succede in tutte le città: Io suono i bonghi, tu me li sfondi. Di questo passo, dove si finirà?" Ecco perché qualcuno pensa che sia più pratico Radere al suolo un bosco considerato inutile. Roba di questo tipo non si è mai vista in Africa, Che avrà pure tanti problemi ma di sicuro non quello dei boschi. Vorrei suonare i bonghi come se fossi in Africa, Sotto la quercia nana in zona Porta Genova. Sedicimila firme, niente cibo per Rocco Tanica Ma poi il bosco l'hanno rasato mentre la gente era via per il ponte Se ne sono battuti il cazzo, ora tirano su un palazzo. Han distrutto il bosco di Gioia questi grandissimi figli di Troia. April 11 Yuri's Night 2008Anche stasera, come da alcuni anni a questa parte, si celebra la Yuri's Night, una "festa globale spaziale" in onore di Jurij Alekseevič Gagarin, il primo uomo a volare nello spazio - il 12 aprile 1961 - e del quale di recente, il 27 marzo scorso, è ricorso il quarantennale della morte, avvenuta durante il collaudo di un aereo sperimentale.
La prima Yuri's Night fu celebrata nel 2001 in occasione del quarantesimo anniversario del volo di Gagarin e da allora si è diffusa in tutto il mondo e anche oltre - è stata celebrata anche a bordo della Stazione Spaziale Internazionale - come occasione non solo di socializzazione e di svago, ma soprattutto di divulgazione scientifica attraverso la sensibilizzazione verso l'esplorazione dello spazio. Per questo motivo la manifestazione rientra nel quadro delle attività promosse dallo Space Generation Advisory Council, un'organizzazione non governativa affiliata al programma spaziale degli USA il cui scopo è appunto avvicinare i giovani all'importanza dello spazio come fonte di progresso e di sviluppo per l'intera umanità.
Le feste affiliate alla Yuri's Night coinvolgono centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo e ad esse si accompagnano spesso eventi quali mostre d'arte o dimostrazioni di scienza e tecnica. Quest'anno, stando al sito ufficiale www.yurisnight.net, l'evento sarà celebrato con 178 feste in 50 diversi paesi del mondo; in Italia se ne terrà una sola, a Lecco.
Chissà, l'anno prossimo sarebbe il caso di organizzarne qualcuna di più nel nostro paese, che ne dite?
Intanto, balliamo tutti quanti con quella geniale canzoncina che fece scoppiare anche da noi, verso la fine degli anni '80, la moda dell'acid house, nel bene e nel male - soprattutto nel male, vista la proporzione tra colpi di genio e porcherie senza capo né coda decisamente a favore di queste ultime
La canzone del giorno:
M.A.R.R.S. - Pump Up The Volume (1988)
April 09 Elezioni 2008: le proposte su lavoro precario e atipicoDopo un periodo di stasi dovuto principalmente al mio impegno per il convegno nazionale della rete dei Licei delle Scienze sociali, torno ad affrontare la lettura dei programmi elettorali riguardo alcune questioni da me dibattute nei mesi scorsi. Il secondo tema è quello del precariato e del lavoro "atipico".
Partito democratico Troppi giovani sono ora “intrappolati” troppo a lungo, spesso per anni, in rapporti di lavoro precari.
Questa situazione va contrastata da una parte facendo costare di più i lavori atipici e di meno il lavoro stabile; dall’altra favorendo un percorso graduale verso il lavoro stabile e garantito, con varie misure: 1. allungamento del periodo di prova, in misura da concertare con le parti sociali, per permettere alle imprese, e anche al lavoratore, una più adeguata valutazione della possibilità di una assunzione a tempo indeterminato; 2. incentivazione e modulazione del contratto di apprendistato come strumento principale di formazione e di ingresso dei giovani nel lavoro. Le agevolazioni contributive vanno graduate in rapporto alla qualità e quantità della formazione dell’apprendista, e tenendo conto dei periodi di apprendistato. In un primo periodo, di lunghezza variabile da definire con le parti secondo le necessità di formazione, i trattamenti e le agevolazioni all’impresa restano quelle attuali; alla fine di questo periodo si procede alla verifica della qualificazione dell’apprendista, con la possibilità di continuare il rapporto, se necessario a completare la formazione, con ulteriori agevolazioni, ovvero di terminare il rapporto (come oggi). Dopo questo ulteriore periodo vanno previsti incentivi all’impresa che trasforma il rapporto in contratto di lavoro a tempo indeterminato. I contratti temporanei dovrebbero essere utilizzati soltanto per prestazioni lavorative veramente a termine, riducendone la durata massima a due anni e imponendo ai datori di lavoro che li utilizzano il pagamento di contributi più elevati per l’assicurazione contro la disoccupazione. Infatti, chi è assunto con contratti a termine ha più probabilità di diventare disoccupato. Il datore di lavoro deve perciò contribuire a coprire questo rischio, più di quanto avvenga con altri contratti. Altrimenti il costo della flessibilità graverà sPolo sui contribuenti. Popolo delle libertà [...] - obiettivo della piena occupazione per trasformare la flessibilità di ingresso nel mondo del lavoro in opportunità di stabilità del rapporto
e di crescita professionale, eliminando alla radice il fenomeno della precarietà; - attuazione della Legge Biagi per incentivare la creazione di nuovi posti di lavoro e per realizzare una maggiore inclusione nel mercato del lavoro di giovani, donne, anziani e disabili; - riforma degli ammortizzatori sociali secondo i principi contenuti nel “Libro Bianco” del professor Marco Biagi; - completamento della “Borsa lavoro” per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. [...] - introduzione di un credito d’imposta per le imprese che assumono giovani e che trasformano contratti temporanei in contratti a tempo indeterminato. Sinistra Arcobaleno In Italia si è estesa a macchia d’olio una prassi fraudolenta: l’utilizzo di contratti precari, camuffati da lavoro autonomo, per svolgere attività lavorative che hanno invece tutte le caratteristiche sostanziali del lavoro subordinato.
Si tratta, in particolare, dei cosiddetti co.co.co. (collaboratori coordinati e continuativi), dei co.co.pro. (lavoratori a progetto), degli associati in partecipazione, dei titolari di partite iva di comodo. La legge, in particolare quel monumento alla precarietà che si chiama legge 30, ha ampiamente favorito la diffusione di questi abusi [...] Vogliamo che il contratto a tempo indeterminato ritorni ad essere il modello ordinario di assunzione. [...] La Sinistra l’Arcobaleno propone la cancellazione dall’ordinamento giuridico delle collaborazioni coordinate e continuative e del lavoro a progetto, nonché dell’associazione in partecipazione con apporto di lavoro [...] La Sinistra l’Arcobaleno propone una nuova disciplina del lavoro precario basata sull’ammissibilità del lavoro a termine solo a fronte di esigenze obiettivamente temporanee individuate dalla legge e/o dai contratti collettivi; sul ripristino del concetto di frode alla legge per contrastare la prassi della reiterazione delle assunzioni a termine, facendo gravare sul datore di lavoro l’onere della prova dell’obiettiva temporaneità delle ragioni giustificative delle assunzioni effettuate; sull’introduzione di un limite di durata massima di trentasei mesi per i contratti di apprendistato. Nelle nuove assunzioni, anche quelle a tempo determinato, deve essere garantito il diritto di precedenza a chi è già stato assunto con un rapporto di lavoro a termine di qualsiasi natura, in maniera che, a prescindere dall’accertamento della frode alla legge, dopo 36 mesi sia comunque assicurato il diritto all’assunzione a tempo indeterminato a tutti coloro che hanno lavorato in forma precaria per lo stesso datore di lavoro. La Destra I giovani sono i più colpiti dalla piaga del precariato: se la Legge 30 ha senza dubbio favorito l’accesso al lavoro per centinaia di migliaia di giovani, è altrettanto vero che non è stata in grado di garantire né lavori qualificati e qualificanti, né – nella maggior parte dei casi – il prolungamento del rapporto di lavoro. [...]
Noi non riteniamo affatto che la Legge Biagi sia il “mostro da abbattere”: crediamo però sia necessario affiancarle altri pilastri per una maggior solidità del mondo del lavoro. Si tratta innanzitutto di intervenire con incentivi fiscali estremamente vantaggiosi per quelle imprese che intendano trasformare il rapporto di lavoro occasionale e a progetto in un rapporto di lunga durata con prospettive di carriera e garanzie di sicurezza. Inoltre è doveroso rivedere, alla luce delle nuove esigenze di una società moderna che fa i conti con i costi e la concorrenza del mercato globale, le vecchie figure contrattuali a tempo indeterminato, introducendone altre nuove, specifiche per chi deve fare il suo ingresso nel mondo del lavoro, che siano premianti e tutt’altro che penalizzanti per l’impresa. In estrema sintesi: per La Destra assumere un nuovo giovane lavoratore non deve in alcun modo significare pagarlo di meno, ma al contrario deve costare meno in tasse e contributi di cui si deve fare carico lo Stato in un “Piano strategico di Lotta alla Disoccupazione”. Unione di Centro Nel programma in mio possesso non si fa alcuna menzione del tema del lavoro precario.
Un commento a margine:
La Sinistra Arcobaleno è l'unica forza politica a presentare una proposta autenticamente di rottura con il passato - almeno sulla carta -, mentre le altre, compresa (sorprendentemente, visti i suoi espliciti richiami alla cosiddetta "destra sociale") la Destra di Francesco Storace, contemplano la possibilità o di mantenere in qualche modo in esistenza l'attuale legislazione sul lavoro temporaneo, o addirittura, come nel caso del Popolo della libertà, di estenderla anche ad altri ambiti quali gli ammortizzatori sociali. Colpisce, inoltre, l'assenza di qualsiasi riferimento al lavoro precario nel programma dell'Unione di Centro. ...e per i più volenterosi April 01 Elezioni 2008: le proposte dei partiti su scuola, università e ricercaIn vista delle imminenti elezioni politiche ho voluto confrontare i programmi dei principali partiti in gara riguardo ad alcune questioni da me trattate in passato su questo blog. Ne ho tratto un quadro riassuntivo cercando di sintetizzare i punti nodali delle proposte intorno a tali questioni. Vorrei cominciare con scuola, università e ricerca.
Partito democratico
A) Quattro obiettivi precisi:
1. Assicurare il successo educativo a tutti i ragazzi fino ai sedici anni. 2. Portare al diploma almeno l’85% dei nostri ragazzi, e comunque fare sì che nessuno lasci i percorsi di istruzione senza una qualificazione spendibile sul mercato del lavoro. 3. Proseguire l’azione per ridare peso e valore, accanto ai licei, agli istituti tecnici e professionali di stato, in un sistema nazionale, articolato sul territorio, di istruzione tecnica, anche di livello superiore. 4. Integrare l'educazione all'arte, dalle scuole primarie all'università, aumentando le forme di cooperazione tra sistema dell'istruzione e sistema culturale. B) Potenziare l'autonomia
Realizzare un nuovo salto nell'autonomia degli Istituti scolastici, facendo leva sulle capacità manageriali dei loro dirigenti[...] In questo quadro, va pienamente valorizzata la professionalità docente, avviando una vera e propria carriera professionale degli insegnanti, che valorizzi il merito e l’impegno. C) Più ore di matematica
Nel contesto di un'azione volta a rafforzare le fondamentali competenze di base, accrescere le competenze matematiche e scientifiche dei nostri studenti, anche attraverso un ampliamento delle ore di insegnamento e un programma straordinario di reclutamento di insegnanti [...] D) Scuole belle ed aperte, anche ai nonni
Lo stato di abbandono e di scarsa manutenzione degli edifici scolastici è molto grave. [...] Ci sono risorse non solo per riqualificare le strutture esistenti, ma per farne i luoghi più belli e accoglienti del quartiere, con architetture nuove, attrezzature didattiche di qualità, strumenti tecnologici e ampia dotazione di servizi.[...] Dopo la ristrutturazione, questi patrimoni pubblici dovranno essere utilizzati al massimo grado, tenendoli aperti giorno e sera. Innanzitutto, per riportare anche i genitori e gli adulti a studiare. Possono diventare centri di iniziative contro l’evasione dell’obbligo scolastico e per il recupero di ragazzi in difficoltà. Dalla musica, al teatro, all’arte, al multimediale, tutte le forme di espressione culturale dei giovani devono trovare nel campus la propria casa di produzione.[...] Cento di questi "campus" dovranno essere pronti per il 2010. E) Scuola primaria e sport
Estendere a tutta la scuola primaria l’introduzione della pratica motoria nel ciclo curricolare.[...] F) Modernizzare le Università e creare una nuova leva di ricercatori
1. L'università deve essere un motore essenziale della mobilità sociale e della crescita. a. Riduzione del numero di sedi universitarie e promozione della la loro specializzazione in poche discipline, per raggiungere livelli di eccellenza. b. Modernizzazione delle Università italiane, esaltando la loro autonomia finanziaria, introducendo forme sistematiche di valutazione efficace dell'utilizzo di risorse, incentivi e disincentivi, aumentando la competizione tra gli atenei.[...] c. Nell'ambito del sistema nazionale dell'istruzione universitaria, va riconosciuta effettiva autonomia agli atenei e promossa la loro internazionalizzazione, per rompere chiusure baronali e portare l'università italiana nel novero dell'eccellenza mondiale. Ciascun ateneo deve essere libero di assumere personale docente italiano e straniero, di darsi il sistema di governo che ritiene più adeguato, di stabilire le norme per l’ammissione degli studenti, di fissare liberamente le rette. d. Garantita la funzione pubblica dell'insegnamento universitario, va perseguita la possibilità di utilizzo del regime privatistico per i docenti nuovi assunti, agendo contemporaneamente per un rinnovamento del corpo docente universitario che abbatta l’incertezza dei lunghi precariati. 2. Favorire la ricerca non finalizzata, con l’obiettivo di: a. creare una nuova leva di giovani ricercatori; b. investire su questi ricercatori come risorsa per modernizzare il funzionamento delle istituzioni di ricerca; c. investire nella creazione di quell’”eccesso di capacità” che è precondizione di ogni ricerca finalizzata. Per il conseguimento di questo secondo obiettivo, serve un programma, gestito da un’agenzia indipendente, per selezionare, con criteri internazionali, 1000 giovani ricercatori (italiani e stranieri) ad alto potenziale, ai quali finanziare altrettante idee di ricerca per un periodo di dieci anni, con contratti di ricerca individuali e adeguato budget per spese di progetto (spesa preventivabile: 800-1000 milioni di euro nel decennio). Popolo delle libertà [dal punto 2: Migliori servizi sociali]
Sostegno alle famiglie per una effettiva libertà di scelta educativa tra scuola pubblica e scuola privata; assegnazione di libri di scuola gratuiti per le famiglie meno agiate, estesa fino al 18° anno di età per garantire il diritto/dovere all’istruzione. [dal punto 4: I servizi ai cittadini]
Ripresa nella scuola, per gli alunni e per gli insegnanti, delle “3 i”: inglese, impresa, informatica; difesa del nostro patrimonio linguistico, delle nostre tradizioni e delle nostre culture anche per favorire l’integrazione degli stranieri; attuazione per la prima volta in Italia del disposto dell’articolo 34 della Costituzione: “I capaci e meritevoli anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”; commisurazione degli aumenti retributivi a criteri meritocratici con riconoscimenti agli insegnanti più preparati e più impegnati; libera, graduale e progressiva trasformazione delle Università in Fondazioni associative, aperte ai contributi dei territori, della società civile e delle imprese, garantendo a tutti il diritto allo studio; rafforzamento della competizione tra atenei, premiando qualità e risultati; realizzazione dei “Fondi dei fondi” per finanziare gli investimenti in ricerca sul modello di quanto realizzato in Francia; inserimento graduale e progressivo della detassazione degli utili reinvestiti in ricerca ed innovazione tecnologica. Sinistra Arcobaleno 1. L’ISTRUZIONE PUBBLICA È PER TUTTI
La Conoscenza è un bene comune; in essa l’istruzione ha un ruolo centrale. Il rilancio della scuola pubblica, gratuita, aperta a tutti ed a tutte è dunque un’urgenza non più rinviabile. Il primo terreno su cui misurarsi per rinnovare il sistema dell’educazione è ricostruirne la funzione democratica, lasciandosi alle spalle un’idea di libertà improntata all’egoismo sociale. Sviluppando e rafforzando un sistema formativo laico e pubblico, garantendo l’uguaglianza del diritto all’istruzione per tutte e tutti. [...] La difesa della laicità della scuola pubblica è fondamentale a partire dal rispetto rigoroso del principio che le scuole private sono libere ma senza oneri a carico dello Stato. Contrastiamo ogni forma di privatizzazione dell’offerta formativa, a partire dall’opposizione alla creazione di fondazioni per la gestione di segmenti educativi. La Sinistra l’Arcobaleno propone: • Un investimento per il sistema di istruzione pari ad almeno il 6% del PIL • la generalizzazione della scuola dell’infanzia • il rispetto del tetto massimo di 25 alunni per classe; • estensione del tempo pieno e del tempo prolungato; • piano nazionale straordinario per l’edilizia scolastica; • eliminare il precariato esistente nella scuola, sia tra gli insegnanti che tra il personale non docente, oltre a quanto già significativamente fatto nel corso della finanziaria per il 2007. • La prima formazione e la formazione degli insegnanti legata al reclutamento pubblico; • Rinnovamento della didattica a partire dalle migliori esperienze realizzate dagli insegnanti; • Valorizzazione degli organi di governo della scuola come strumento di partecipazione; • Revisione del biennio superiore nella realizzazione dell’obbligo a 16 anni nella scuola; • l’elevamento a 18 anni dell’obbligo scolastico; • Riconoscimento economico e valorizzazione sociale del lavoro del personale della scuola; • Interventi specifici per il diritto allo studio dei disabili; • Diritto al sapere per gli adulti per tutto l’arco della vita; • Gratuità totale, compresi i libri di testo, nella fascia dell’obbligo • Una carta di cittadinanza studentesca che attraverso convenzioni e progetti, garantisca agli studenti l’accesso a manifestazioni culturali, teatri, cinema, rappresentazioni artistiche e musicali, come parte fondamentale di una formazione critica e libera. E che garantisca la gratuità dei mezzi di trasporto [...] 3. PER FAR RINASCERE L’UNIVERSITÀ ITALIANA [...]
- Autogoverno democratico. Presuppone una riforma partecipata della governance universitaria che respinga una concezione economicistica e competitiva dell’autonomia. - Offerta formativa. Occorre una revisione dei percorsi didattici che si opponga alla parcellizzazione dei saperi e alla professionalizzazione precoce. Il sistema delle lauree su due livelli va rivisto. - Qualificazione delle scuole dottorali. Più risorse per aumentare le borse, per assicurarle a tutti i dottorandi. - Lotta al precariato. Investire risorse per incrementare le assunzioni in ruolo e riformare quelle a tempo determinato. - Stato giuridico dei docenti. Dare seguito legislativo all’idea di un ruolo unico dei docenti, articolato in tre fasce. - Diritto allo studio. Rivedere il tetto minimo per l’assegnazione delle provvidenze pubbliche, elevandolo verso una soglia di almeno 20.000 Euro, introducendo un meccanismo di progressività della borsa in relazione al reddito e alla composizione del nucleo familiare. - Impedire ulteriori aumenti delle tasse universitarie - I materiali didattici devono essere consultabili e scaricabili gratuitamente nei siti delle università in formato copyleft per arginare i costi sociali delle spese di formazione - Investimenti straordinari per il comodato d'uso gratuito dei libri di testo - Una carta dei diritti per gli studenti che fanno stage - Abolizione del numero chiuso. Proponiamo l’abolizione progressiva dei corsi di laurea a numero chiuso anche ricorrendo all’abrogazione della legge n. 264/99 che ha consentito di fatto la diffusione indiscriminata del numero programmato. 4. INVESTIRE SUL FUTURO DEL PAESE: LA RICERCA [...]
- Lotta al precariato. Investire sulla stabilizzazione e il reclutamento di giovani ricercatori e tecnici, incrementando da subito di almeno 20.000 unità l’attuale dotazione di ruolo. - Finanziamenti. Rifinanziamento sia dei bilanci ordinari degli Enti, sia di quei canali che sostengono direttamente la ricerca di base e quella applicata. - Autonomia. Gli Enti devono operare in piena autonomia statutaria, rispondendo agli indirizzi generali indicati dal Governo, sostanzialmente attraverso il Piano Nazionale della Ricerca. - Statuto della ricerca. Definire uno “Statuto della ricerca” e un adeguato status giuridico per i ricercatori che ne valorizzi l'effettiva attività scientifica e/o tecnologica e una politica di assunzioni a tempo indeterminato di giovani ricercatori. - Nuova imprenditoria. Lo Stato e gli Enti Locali devono incentivare lo sviluppo di una nuova imprenditoria che punti sull’innovazione tecnologica. Ciò si può ottenere garantendo l’apertura di credito e agevolazioni fiscali a giovani di adeguata preparazione tecnico-scientifica. - Strutture. Lo Stato e gli Enti Locali devono attivare, tenendole almeno inizialmente sotto il proprio controllo, strutture destinate allo sviluppo tecnologico in settori utili alla realizzazione di dispositivi che possano contribuire alla soluzione di problemi di interesse generale (energie alternative, smaltimento di rifiuti, traffico, sanità, ecc.). Gli attuali “Poli scientifico-tecnologici” dovrebbero quindi essere ripensati in questa ottica. La Destra Identità: la quarta "i" per la scuola.
Se certamente esprime un giudizio positivo verso i tentativi di modernizzazione del sistema scolastico fatti nella passata Legislatura, noi vogliamo ribadire però come sia fondamentale far evolvere la suola italiana in linea con quella tradizione gentiliana che ad oggi rimane un pilastro ineludibile per qualsiasi tentativo di riforma che voglia essere serio. Se lo slogan fortunato che fu della Casa delle Libertà prevedeva le 3 “i” di inglese, internet e impresa come elementi centrali di un ragionamento modernizzatore per la scuola italiana, noi crediamo che vada oggi invece posto l’accento su una quarta “i”, quella di “Identità” che deve tornare orgogliosamente nei programmi scolastici e che non può più venir annientata dalla cultura post-sessantottina che vuole educare i nostri figli come individui sradicati, cosmopoliti e privi della conoscenza della propria storia e della propria memoria (autentiche basi su cui costruire con successo il proprio futuro) senza capacità critica, in una scuola massificata che continua a rifiutare il merito come primo ed essenziale elemento di selezione e avanzamento negli studi. Identità: a maggior ragione ribadiamo questo nostro pensiero nel momento in cui sempre più sono compagni di classe degli studenti italiani migliaia di immigrati e i loro figli. Per voluta e decisa polemica ribadiamo qui la nostra assoluta contrarietà all’insegnamento del Corano o di qualsivoglia altra Religione diversa da quella Cattolica nelle scuole statali e crediamo sia invece doveroso introdurre l’obbligo di studiare la cultura e la civiltà giuridica del nostro Paese proprio al fine di non creare sacche di emarginazione tra gli studenti di culture e religioni diverse. Unione di Centro La scuola va rifondata attraverso:
- Introduzione di una valutazione rigorosa sul merito dei docenti e degli studenti, con attribuzione di risorse economiche più adeguate. - Garanzia della libertà di educazione della famiglia, attraverso la graduale introduzione del “buono scuola”. - Introduzione di un sistema seriamente premiale per gli studenti capaci e privi di mezzi. - Stop all’istituzione di nuovi Atenei per contrastare la “liceizzazione” dell’Università; incentivazione dell’ingresso di giovani ricercatori, sulla base di criteri meritocratici, in modo da abbassare l’età media del corpo docente e favorire la circolazione dei docenti negli Atenei; potenziamento della rete dei campus universitari. - Semplificazione e riduzione dei percorsi formativi con una accentuazione della cultura di base (lingua italiana e straniere, informatica, storia e materie scientifiche). La ricerca scientifica è garanzia di competitività in quanto valore aggiunto in termini di qualità e novità dei prodotti:
- Incremento del finanziamento pubblico in ricerca e previsione di una quota riservata a giovani ricercatori e a gruppi che si consorzino su progetti strategici, incentivando con sgravi fiscali l’investimento privato nella ricerca. - Occasioni per i giovani di contagio con culture e saperi internazionali (incentivo degli stages esteri e dei progetti Erasmus). - Ridefinire i profili e le specificità della laurea triennale e magistrale, anche in relazione ai possibili sbocchi professionali. - Programmazione del numero degli studenti in tutte le facoltà universitarie (laurea magistrale) e potenziamento dell’orientamento preuniversitario finalizzato alla futura occupazione. - Modifica dei criteri di finanziamento degli Atenei, rapportati non solo al numero degli iscritti e dei laureati ma all’attività di ricerca. - Collegamento della scuola con il mondo del lavoro. Stages in tre fasi: ingresso per i giovani provenienti dalle scuole superiori e dall’università in azienda per un mese; accesso dei migliori ad un contratto a tempo determinato di un anno; selezione per assunzione a tempo indeterminato con dote fiscale a favore dell’impresa per almeno cinque anni. Un commento a margine:
Il PD fa molte proposte che però, stante l'attuale politica di tagli all'istruzione, sono irrealizzabili. Simili interventi richiedono un intervento "a tutto campo", laddove invece il governo Prodi non si è sostanzialmente distinto da questo punto di vista, sia per quanto riguarda i ridimensionamenti del personale docente e assistente-tecnico-amministrativo, sia per il sostegno alle scuole private, dal precedente esecutivo. Nessun cenno, inoltre, alla piaga del precariato. Per quanto riguarda l'università, stupisce un po' l'insistenza sull'apertura ai ricercatori stranieri in una realtà caratterizzata dalla "fuga dei cervelli" - piuttosto bisognerebbe evitare, credo, che siano i nostri migliori ingegni a dover emigrare...
Il PdL insiste sul sostegno alle scuole private e sulla concezione morattiana dell'istruzione come "diritto/dovere" invece che come obbligo, e rilancia il vecchio slogan delle "tre 'I'". Si parla inoltre di "riconoscimenti agli insegnanti più preparati e più impegnati" ma senza indicare in base a quali criteri debbano essere riconosciuti tali meriti. Viene ribadita l'idea di trasformare le università in fondazioni in competizione tra loro.
La Sinistra arcobaleno è l'unica formazione a mettere tra i punti le questioni della laicità della formazione scolastica e dell'eliminazione del precariato sia dalla scuola che dall'Università, nonché a sostenere l'elevazione a 18 anni dell'obbligo scolastico. Questa e altre misure volte ad estendere il diritto allo studio (comodato d'uso dei libri, assoluta gratuità ecc.) andrebbero finanziate attraverso un aumento della percentuale del PIL destinato al settore. Quanto però sia realistica una cifra del 6% è da vedersi.
La Destra in buona sostanza assegna alla scuola una funzione eminentemente socio-culturale, in linea con la tradizionale impostazione gentiliana cui peraltro si richiama esplicitamente, dove la difesa di un'identità nazionale intesa comunque in maniera molto "forte" si affianchi alle tre "I" già proposte a suo tempo dal centrodestra.
L'UDC pure mette l'accento sulle misure di sostegno alla scuola privata e sulla necessità della valutazione dell'operato dei docenti, olte a proporre anch'essa una semplificazione dei percorsi formativi, senza trascurare l'insegnamento della matematica.
...e se siete arrivati fino a qui senza esservi addormentati
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