Alessandro's profile"Viaggiatore Fantasma"PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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February 29 Un giorno ogni quattro anniOggi è il 29 febbraio, un giorno molto particolare, che nel nostro calendario cade una volta ogni quattro anni. Vi siete mai chiesti quale sia l'origine di questa particolarità? Io l'ho fatto e, rispolverando i miei vecchi libri di astronomia di quand'ero ragazzino, ho (ri)scoperto alcune informazioni onde chiarire la questione.
La divisione dell'anno in mesi di 30 o 31 giorni, con l'eccezione di febbraio deriva dal fatto che il nostro calendario, come quello di molte antiche popolazioni del bacino del Mediterraneo, è in realtà calendario luni-solare, cioè basato sia sui cicli dell'alternanza giorno-notte che sulle fasi della Luna. La divisione della settimana in 7 giorni fu fissata già presso i Babilonesi, in quanto il 7 è il numero intero che più si avvicina alla suddivisione del mese sinodico, vale a dire il periodo durante il quale si compie il ciclo delle fasi lunari, che ha una durata di 29,53059 giorni: 7 giorni moltiplicato 4 fasi uguale 28 giorni.
Ciò ha la sua radice in questioni di carattere magico e religioso, particolarmente presenti, ad esempio, presso gli Ebrei. Essi, ancor oggi, dividono l'anno in 12 mesi di 29 e 30 giorni; a intervalli regolari, lungo un ciclo di 19 anni, viene inserito un tredicesimo mese di 29 giorni - ogni 3°, 6°, 8°, 11°, 14°, 17° e 19° anno di ciascun ciclo. Questi anni sono detti embolismici.
I Musulmani invece hanno un loro calendario religioso interamente basato sui cicli lunari, composto da 12 mesi di 29 o 30 giorni ciascuno. Per tenere il passo col mese sinodico, ed essendo 29,53059×12=354,36708, essi adottano un ciclo di 30 anni nel quale in 19 anni Du-Al-Heggia, l'ultimo mese, conta 29 giorni, mentre nei rimanenti 11 (rispettivamente il 2°, 5°, 7°, 10°, 13°, 16°, 18°, 21°, 24°, 26° e 29°) esso ne conta 30. Questi anni sono detti abbondanti.
Già da questi esempi di calendari tuttora in uso potete rendervi conto di quanto sia difficile far pareggiare i cicli della Luna con quelli del Sole. Infatti, per ottenere una sufficiente approssimazione tra i due sistemi, gli astronomi dell'antica Grecia avevano fissato la durata dell'anno solare - il periodo di rotazione completa della Terra attorno al Sole - in 365 giorni e 6 ore (365,25), adattando ad esso il ciclo di 354 giorni dell'anno lunare mediante l'introduzione di un complesso calcolo basato anche qui su un ciclo di 19 anni. Restava però il problema di quelle 6 ore, che si ripresentò nel momento in cui, dopo la conquista da parte di Alessandro, i Greci sottomisero l'Egitto.
Gli Egizi infatti adottavano fin dal XIV sec. a. C. un calendario non basato sui movimenti del Sole e nemmeno della luna, ma della stella Sirio, suddividendo l'anno esattamente in 365 giorni. Le 6 ore mancanti facevano slittare sempre più indietro, di volta in volta, l'inizio dell'anno rispetto alle stagioni; per gli Egizi l'inizio dell'anno era quindi mobile rispetto all'avvicendarsi delle stagioni. Nel 238 a. C. l'astronomo Sosigene riformò il calendario egizio, introducendo ogni quattro anni un 366° giorno in modo da pareggiare l'andamento dei mesi con quello delle stagioni.
Quando nel 46 a. C. Gaio Giulio Cesare tornò a Roma dall'Egitto - dove, com'è noto, aveva appoggiato Cleopatra VII in una contesa dinastica contro il di lei fratello Tolomeo XIII - vi introdusse un nuovo calendario basato su quello di Sosigene. A Roma era infatti da secoli in uso un calendario incerto e approssimativo, a causa sia delle scarse conoscenze astronomiche dei Romani, sia di considerazioni di ordine politico e religioso che davano ai sacerdoti l'arbitrio di decidere la scansione dei giorni e dei mesi. In tal modo anche a Roma prese piede l'usanza di aggiungere un giorno ogni quattro anni per compensare le 6 ore accumulate in più ed evitare che l'inizio dell'anno slittasse in avanti. Poiché questo "giorno ripetuto" era stato fissato da Cesare il sesto giorno prima delle calende di marzo (dies sexta ante calendas martias), esso prese il nome di dies bis-sexta e l'anno in cui ciò si verificava bis-sextus o bissextilis, da cui i termini italiani "bisesto" e "bisestile". Tale usanza è rimasta anche dopo l'adozione del calendario gregoriano, voluto da papa Gregorio XIII nel 1582 per compensare la differenza tra l'anno solare convenzionalmente fissato dagli astronomi greci in 365 giorni e 6 ore e la durata reale di esso (anno tropico), più breve di 11 minuti e 15 secondi - esattamente 365,24219 giorni.
Sperando che arrivati a questo punto non vi siate abbioccati
Visto che questo è un giorno speciale, che capita solo una volta ogni quattro anni, al posto della canzone o della musica del giorno voglio lasciarvi un disco intero; e che disco! L'ho trovato per caso in un negozio l'altro ieri per la misera cifra di 5 euro; va be' che quasi tutti i pezzi sono già stati pubblicati in album già nella mia collezione, però un disco di Bowie - per un fan come il sottoscritto - anche se non essenziale (sempre di una compilation si tratta), a quel prezzo è da prendere a occhi chiusi.
Il disco del giorno:
February 24 BinariUn treno fischia nella notte.
Tanti cuori, tante storie
su quei binari.
Scrivevo questi versi quindici, o sedici anni fa, non ricordo bene; due vite fa, possibilmente. In questi giorni, non so dirvi esattamente perché, ripensavo all'importanza che il treno ha avuto nella mia formazione di "viaggiatore fantasma".
All'inizio degli anni Ottanta Franco Battiato cantava: "Correvano veloci lungo le gallerie/I treni di una volta trasportavano le spie..." e io, nella mia fantasia di bambino, immaginavo questi lussuosissimi convogli popolati da loschi figuri portatori di chissà quali terribili segreti e armati con pistole silenziate e stiletti avvelenati. Una domenica di primavera - avrò avuto al massimo dieci anni - mio padre mi portò a visitare la stazione centrale e l'adiacente stazione marittima di Messina. Ricordo come se fosse stato ieri la meraviglia nell'osservare le carrozze attaccate le une alle altre procedere lentamente in ingresso e in uscita, i traghetti fare la spola lungo lo Stretto, i tabelloni aggiornati in tempo reale con le indicazioni degli arrivi e delle partenze, il grande mosaico realizzato su progetto di Michele Cascella. E poi gente, gente dappertutto: gente che andava, gente che veniva, gente che saliva lungo le scale, gente alla biglietteria, gente in attesa...
I primi viaggi da solo di una certa lunghezza li ho affrontati in treno. La prima volta fu alla volta di Roma, in cerca di materiale per integrare la mia tesi di laurea, già in corso di redazione. Di quel viaggio ricordo soprattutto il tipo che alla stazione di Napoli salì sul treno presentandosi in giacca e cravatta ed esordiendo con le parole: "Gentili signori, premesso che non sono un drogato...", per poi soffermarsi sulla sua condizione di disoccupato che lo costringeva a cercare la carità dei viaggiatori. Due anni più tardi la stazione di Santa Maria Novella a Firenze sarebbe stata uno dei luoghi principali della mia permanenza in quella città per via del servizio sostitutivo civile: vi facevano capolinea le principali linee di autobus, compresa la n. 7, che portava su fino a Fiesole, passando per San Domenico, sede della Scuola di Musica ove prestavo la mia opera di obiettore di coscienza. Santa Maria Novella era inoltre il luogo da cui partivo per le licenze verso casa, mille chilometri all'andata, e mille al ritorno, quando le strisce di marmo rosse e bianche del pavimento della sala principale mi riaccoglievano nel capoluogo toscano. L'altra stazione principale, Campo di Marte, rappresentava invece un lato dimesso, nascosto della città. Se Santa Maria Novella era l'ingresso principale, Campo di Marte era la porta di servizio, lontana dalle luci e dal colorato caos del centro, animata tutt'al più, la domenica a pranzo, dal servizio d'ordine della polizia per le partite considerate a rischio nel vicino stadio Artemio Franchi; ricordo in particolare il clima da guerriglia urbana il giorno di Roma-Fiorentina, con i reparti antisommossa schierati lungo le strade e gli elicotteri che volteggiavano nel blu del cielo terso di una bella giornata d'inizio primavera, indifferente - così sembrava - alla tensione sempre più palpabile in quel fazzoletto di Terra sotto di esso.
Solo che a Campo di Marte aveva sede la mensa del dopolavoro ferroviario convenzionata col nostro ente per il vitto. La sera vi facevano servizio, di solito, una simpatica signora di origine siciliana da molto tempo residente là, con la quale spesso mi intrattenevo a conversare nella sala semideserta, e una ragazza alta, dai capelli color carota (credo tinti) e quasi rasati, col piercing al naso e dallo sguardo perennemente dimesso - o forse, si rompeva semplicemente le scatole a stare là, avrebbe voluto fare altro nella sua vita, chissà; fatto sta che, a parte i dovuti saluti e ringraziamenti, non ci scambiai mai neanche mezza parola.
Tra il 1997 e il 1999 ho girato in treno per mezza Italia, da Aosta a Padova, da Avellino a Bologna, da Ravenna a Pistoia e a Lucca e poi ancora a Roma e a Firenze, tra ritardi paradossali come quelle 6 ore accumulate durante un temporaneo ritorno a casa per una licenza, o visioni destinate a essere cancellate dall'evoluzione dei tempi - il vecchietto che vendeva panini, caffè e bevande poste nei secchi col ghiaccio (lasciandosi il "pisciolino" dietro) sulla Roma-Napoli-Salerno; le dormite sui sedili o - nei periodi di maggiore affollamento - sugli strapuntini dei corridoi, viaggiando di notte per risparmiare tempo prezioso; e l'odore di treno che ti rimaneva addosso fino al momento in cui una sospirata doccia lo trascinava giù per lo scarico assieme alla stanchezza. Inizio e fine sempre contrassegnati, peraltro, dalla stele della Madonna della Lettera che per noi messinesi rappresenta il viatico e il bentornato di ogni viaggio "in Continente".
Messina, veduta notturna del porto, luglio 2005 Quella stagione finì col nuovo secolo: nel 2001, dopo più di un decennio, varcai nuovamente i confini nazionali, alla volta della Slovacchia, ma in aereo, decollando da Bologna per arrivare a Košice via Praga. Oggi viaggio raramente in treno e comunque solo per tragitti di media lunghezza; fino a Roma ci arrivo, ma poi preferisco prendere l'aereo, che resta in ogni caso il mio mezzo di trasporto preferito in assoluto, anche se so che come impatto ambientale è secondo solo al gommato. Ciononostante il treno, le stazioni e tutto ciò che vi si accompagna hanno significato molto nel mio vissuto.
Come canzone del giorno la scelta non mancherebbe, da Station to station di David Bowie a Trans Europa Express dei Kraftwerk; e neanche come musica del giorno, da Pacific 231 di Arthur Honegger a Take the 'A' Train di Billy Strayhorn e Duke Ellington. Però la prima che mi è venuta in mente è questo classico dell'uomo che ha praticamente "inventato" il rock'n'roll.
![]() La canzone del giorno:
Chuck Berry - Down bound train (1956)
A stranger lying on a bar room floor
Had drank so much he could drink no more, So he fell asleep with a troubled brain To dream that he rode on that down bound train. The engine with blood was sweaty and damp
And brilliantly lit with a brimstone lamp, And imps for fuel was shovelling bones While the furnace rang with a thousand groans. The boiler was filled with lots of beer
The devil himself was the engineer, The passengers were most a motley crew, Some were foreigners and others he knew. Rich men and lost beggars in rags Handsome young ladies and wicked old hags. As the train rushed on at a terrible pace
Sulphuric fumes scorched their hands and face, Wider and wider the country grew Faster and faster the engine flew, Louder and louder the thunder crashed Brighter and brighter the lighting flashed, Hotter and hotter the air became
Till their clothes were burned with each quivering refrain. Then out of the din there came a yell Ha ha said the devil we're nearing home, Oh how the passengers shrieked with pain
They go to Satan with this down bound train. The stranger awoke with an anguished cry
His clothes wet with sweat and his hair standing high, He fell on his knees on the bar room floor And prayed a prayer like never before. And the prayers and vows were not in vain For he never rode that down bound train. February 14 O momento da saudadeÈ passato quasi un anno dalla prima occasione in cui ho scritto qualcosa su questo spazietto in rete. Vuoi per il desiderio di far conoscere qualcosa su di me e sui miei interessi, in attesa del mio sito personale che a tutt'oggi continua a esistere solo nella mia mente e in qualche schizzo a matita sul retro di alcune vecchie fotocopie; vuoi per esternare un malessere che allora mi portavo dietro e che aveva bisogno di essere oggettivato per essere definitivamente lasciato alle spalle; vuoi per l'esigenza di confrontarmi con una "piazza virtuale" di vastissima ampiezza; fatto sta che questa mia sorta di diario-vetrina-quaderno degli appunti negli anni è cresciuta e ha - lo posso dire - contribuito alla mia evoluzione, se così vogliamo chiamarla.
Nel frattempo si sono però moltiplicate anche le responsabilità e le incombenze dovute al mio lavoro, per cui progressivamente i miei interventi si sono diradati. Paradossalmente, le mie ore in classe costituiscono sì l'aspetto qualitativamente più importante del mio impegno, ma quantitativamente faccio quasi di più al di fuori delle aule! Pensate un po' a tutti i ruoli che devo ricoprire: coordinatore di classe, con tutti gli obblighi che ne derivano - tener traccia delle giustificazioni e delle eventuali assenze collettive, controllare i verbali, fare da tramite tra la scuola e le famiglie degli alunni, raccogliere le schede con voti e assenze per gli scrutini, compilare le schede per i corsi di recupero di ogni alunno che ne necessita secondo la nuova normativa; RSU, quindi almeno un pomeriggio a settimana in sindacato, nonché impegnato nelle questioni relative alla gestione del personale, per es. nel compenso accessorio al personale ATA per le ore pomeridiane dei corsi di recupero; responsabile dello stage di Scienze sociali per le mie due terze classi, dovendo per di più escogitare rapidamente un disegno alternativo visto che a Messina abbiamo avuto Comune, Azienda trasporti e ATO commissariate nel giro di qualche mese, il che mi ha scombinato tutti i piani; referente per la scuola del progetto regionale "Educazione alla cittadinanza attiva", per il quale oggi (mio giorno libero) ho dovuto seguire un incontro interprovinciale di formazione...
Ci sarebbe altro ma non desidero annoiarvi, solo farvi comprendere come mai le mie apparizioni si sono diradate e continueranno nel futuro prossimo a distanziarsi. Non intendo chiudere bottega, per così dire, ma non meravigliatevi se questo spazio tenderà a impolverarsi un po'. Lo continuerò ad aggiornare ogni tanto, quando avrò la voglia e soprattutto il tempo di farlo. Questo blog/spazio/album fotografico che dir si voglia ha rappresentato molto per me, e tuttora lo rappresenta.
Inoltre, sarà la stanchezza fisica e soprattutto psicologica che si sta accumulando - avrei bisogno di un altro bel viaggio! -, saranno le temperature notevolmente abbassatesi da queste parti negli ultimi giorni che mi induce a essere più introspettivo del solito, sarà anche complice lo spot televisivo di una nota compagnia petrolifera accompagnato dalla morbida voce di Elis Regina nella sua interpretazione di Aguas de março, ma ultimamente sto riascoltando parecchio la mia adorata musica brasiliana, samba e bossa nova in testa.
Nostalgia di altri tempi, in cui c'era meno da preoccuparsi, meno pesi sulle mie spalle? Probabilmente c'è anche questo, specie se guardiamo al mio vissuto. Ho scoperto la bossa nova bambino, a 10 anni, registrando per caso dalla TV, appunto, Aguas de março in un'altra incantevole versione, quella di Toquinho con Vinicius de Moraes e Antonio Carlos Jobim. Dodici anni fa - per quel che mi riguarda, una vita fa, anzi due - stavo mettendo mano agli ultimi ritocchi della tesi di laurea e in sottofondo, mentre lavoravo al PC, nel lettore CD girava continuamente Brasile della serie del "Disco del mese" de la Repubblica. Fu così che "feci la conoscenza" di Gilberto Gil, Chico Buarque, Caetano Veloso, Maria Bethânia...
Vi lascio solo immaginare l'emozione di quando ascoltai Veloso dal vivo al Teatro Greco di Taormina in una placida notte del luglio 2003. Con la sua voce e la sua chitarra ci riempì i cuori di autentica magia, come se avesse officiato qualche rito esoterico della sua terra.
Così come attraverso quella musica ora suadente, ora chiassosa, ora allegra, ora melanconica, mi si concretizza il fascino di un paese come il Brasile, incrocio di almeno tre assi culturali e sociali diversi - quello degli abitanti originari, quello dei colonizzatori portoghesi e quello degli schiavi africani -, terra di enormi contraddizioni, dai mille problemi e dalle duemila speranze, dove tutto, nel bene e nel male, sembra possibile.
Insomma, una meta senz'altro da considerare per il Viaggiatore Fantasma!
Ed è proprio uno dei tanti brani a me cari - anzi, forse, il più caro di tutti - di quell'universo sonoro che oggi voglio lasciarvi come canzone del giorno.
La canzone del giorno: João Gilberto & Antônio Carlos Jobim - Desafinado
(Jobim/Mendonça, 1962) Se vocé disser que eu desafino amor,
Saiba que isto em mim provoca imensa dor Só privilegiados tem ouvido igual ao seu, Eu possuo apenas o que Deus me deu Se vocé insiste em classificar,
Meu comportamento de antimusical Eu, mesmo mentindo devo argumentar, Que isto é a bossa nova, que isto é muito natural Porque vocé não sabe, nem sequer pressente,
É que os desafinados também tem um coração Fotografei vocé na minha Rolleiflex, Revelou-se a sua enorme ingratidão Só não poderá falar assim do meu amor, Este é o maior que vocé pode encontrar, viu Vocé com a sua música esqueceu o principal, Que no peito dos desafinados No fundo do peito bate calado, Que no peito dos desafinados, Também bate um coração. February 09 Camera con Vista (e pareti imbottite)A scuola mi capita abbastanza spesso di aver bisogno di un computer. A volte in classe, per mostrare delle immagini o filmati inerenti ad alcune tematiche da me trattate, oppure per visionare delle presentazioni create dagli alunni, nell'ambito di qualcuno dei tanti progetti in cui siamo coinvolti. Altre volte mi serve per redigere richieste, documentazioni varie, fare elenchi o liste di vario genere. In ogni caso, non è sempre facile usufruire delle macchine che abbiamo a disposizione: i laboratori sono spesso occupati per le lezioni; le postazioni mobili non sono molte e sono pertanto da prenotare con un certo anticipo; esse inoltre sono un po' datate, non configurate adeguatamente e spesso sovraccariche di programmi residenti in memoria di poca o nessuna utilità, per cui sono alquanto lente ad avviarsi e ad elaborare i dati.
Per tutte queste ragioni ho deciso di comprarmi un PC portatile da affiancare alla mia postazione da tavolo di casa, da me recentemente rinnovata integralmente eccetto per il monitor, che resta sempre il mio fedele LG Flatron da 22" a tubo catodico, ottimo per lavorare "di fino" sulle immagini e per la corretta calibrazione dei loro colori.
Comunque non è del mio nuovo PC fisso che vorrei parlarvi, quanto di quello mobile e delle disavventure che ho avuto nei primi 2 giorni di utilizzo!
C'è però subito da dire che dal punto di vista hardware ritengo di aver fatto davvero un buon acquisto: per 702 € ho preso un Fujitsu-Siemens AMILO Pa 2548 - processore AMD Turion 64 dual core serie TL-58, 2 GB di RAM, disco fisso Western Digital da 250 GB, processore grafico nVidia GeForce 8400 con 128 MB di memoria dedicata, schermo da 15,4". Insomma, per quello che offre decisamente un ottimo prezzo.
Ora, mi chiederete, l'inghippo dove sta? Sta nel fatto che il portatile, essendo già assemblato, monta pure un sistema operativo imposto dalla fabbrica: il famoso (o meglio, famigerato) Microsoft Windows Vista, qui nella sua variante Home Premium.
Già da tempo mi ero letto e riletto varie guide all'ottimizzazione di Vista e avevo preso conoscenza di non pochi problemi di compatibilità con periferiche e programmi vari. Però, mi son detto, tanto vale cominciare a prendere confidenza col nuovo sistema operativo di casa Microsoft. Né d'altronde volevo cancellare il sistema fornito in dotazione per installare Windows XP: tralasciando il fatto che si tratta di un'operazione macchinosa e non del tutto suscettibile di riuscita, la casa costruttrice dà supporto unicamente per Vista, per cui temevo di invalidare la garanzia. Ha avuto così inizio la serie tragicomica di eventi che qui di seguito riporto, a consolazione di quanti vi passarono attraverso e ad ammonimento per tutti gli altri!
Tanto per cominciare, Vista presenta una serie impressionante di limitazioni per ragioni di sicurezza, tutte però sbloccabili, a cominciare dal fastidiosissimo "controllo autenticazione utente". In teoria dovrebbe bloccare l'esecuzione di comandi da postazione remota; in pratica, anche col privilegio di amministratore, costringe l'utente a confermare quasi ogni impostazione di sistema, persino quelle più banali come la semplice visualizzazione del registro eventi. Dopo 10 minuti passati a cliccare su "conferma" a ogni pie' sospinto, credo che chiunque disattiverebbe tale funzione...
Inoltre, dopo aver modificato una serie di servizi di sistema... non mi si apre più il pannello di controllo! Al suo posto una finestra "Esplora risorse" vuota e poi, dopo qualche secondo, il nulla. Potevo manovrare il pannello solo dall'albero delle cartelle in Esplora risorse. Una rapida ricerca su internet col PC fisso mi informa che altri hanno avuto questo problema dopo aver modificato le impostazioni dei servizi di sistema.
Va bene, mi dico, magari basta ripristinare qualche impostazione precedente; intanto procedo a installare i primi programmi "free" da me raccolti amorevolmente nei giorni scorsi - su di questi poi vorrei tornare a parlarvi perché ve ne sono non pochi a mio avviso veramente utili, da consigliare caldamente. Ebbene, inserisco il pen drive in una delle tre porte USB... e mi viene richiesto il driver! Il driver per una memoria di massa USB! Mi sembra di essere tornato indietro di dieci anni, ai tempi di Windows 98, quando a momenti servivano i driver pure per usare la carta igienica. Provo - anche stavolta su suggerimento di una rapida ricerca su internet - a indicare come cartella driver C:\, C:\WINDOWS\SYSTEM32 e relative sottocartelle, ma... niente.
Un'altra ricerca e scopro che la Microsoft ha in effetti rilasciato un aggiornamento a Vista perché si sono verificati numerosi casi di mancato riconoscimento delle porte USB. Niente panico, mi consolo: tanto dovrei comunque scaricare tutti gli aggiornamenti disponibili fino a questo momento. Provo a installare il software di Alice con i driver del modem/router sul portatile, ma il programma di installazione non riconosce le impostazioni del protocollo TCP/IP (essenziale per la trasmissione-ricezione dati) e mi suggerisce come modificarle. Grande, dico io, ma una volta aperta la finestra delle impostazioni di rete scopro con meraviglia mista a sconcerto che la configurazione attualmente impostata è identica a quella necessaria per l'installazione. Provo una seconda volta... senza esito.
Ancora una volta mi fiondo al PC fisso visitando l'help desk del sito di Alice, ove vengo a sapere che il loro programma d'installazione non è compatibile con Vista, per cui devo crearmi manualmente una connessione impostando i miei nome utente e password. Così faccio. Il modem viene riconosciuto, la rete pure, ma non riesco a navigare in internet. Ad eccezione di una manciata di siti, tra cui Google e quello del Ministero della Pubblica Istruzione, la finestra di Internet Explorer 7 si blocca su "in attesa di [indirizzo del sito]". Ricontrollo le istruzioni fornitemi dal sito, credendo di aver trascurato qualche dettaglio, ma non posso far altro che confermare a me stesso di averle seguite alla lettera.
Insomma, sono in un circolo vizioso: per usare il portatile ho bisogno degli aggiornamenti; gli aggiornamenti però vanno scaricati dal sito della Microsoft, che è irraggiungibile dal portatile! A questo punto il troppo è troppo. Faccio l'aggiornamento del BIOS con un CD di avvio, di cui avevo in precedenza scaricato l'immagine dal sito della Fujitsu-Siemens; in seguito reinstallo da capo la configurazione iniziale utilizzando i dischi di ripristino da me creati con provvida lungimiranza e al nuovo avvio disinstallo l'antivirus fornito (ché tanto dopo 90 giorni scade e occorre rinnovarlo a pagamento, quando l'Avast mi fa da ottimo antivirus e firewall a costo zero) e disattivo tutte le protezioni di Windows. Fortunatamente il modem sembra funzionare dopo 3 o 4 volte che effettuo la diagnosi di rete, per cui quantomeno riesco a navigare e ad aggiornare il sistema operativo. Credendo di aver salvato capra e cavoli, riavvio il computer per rendere effettivi gli aggiornamenti. Quindi provo innanzitutto a utilizzare la porta USB e noto che, con mio sommo sollievo, il computer riconosce istantaneamente il pen drive. Successivamente tento nuovamente di navigare in internet... stessa solfa: navigazione bloccata.
Ennesima ricerca su internet dal PC fisso per capire che diavolo devo fare. Presto metto insieme i pezzi del puzzle; ricostruendo la situazione scopro l'amara verità. Il modem/router fornito da Telecom che utilizzo per l'ADSL 2+ di Alice non riesce a gestire l'impostazione del protocollo TCP/IP di Vista, né la Telecom prevede di rilasciare nuovi driver o firmware all'uopo. La soluzione, leggo da più parti, è comprare un modem ADSL 2+ D-Link.
L'indomani mi armo di pazienza e di soldini e compro una borsa, un piccolo mouse, una pen drive Sandisk da 8 GB per travasare agevolmente i dati da un PC all'altro e farli circolare a scuola quando ne ho bisogno, nonché - appunto - un modem D-Link. Tra l'altro, noto che mentre sullo scaffale del negozio sono accatastati modem a iosa delle marche più disparate, il modello D-Link da me cercato è l'ultimo disponibile. "Allora forse è veramente così", rimugino tra me e me afferrando la scatola bianco-azzurra.
Arrivo a casa, installo, configuro... tutto a posto: navigazione impeccabile e velocissima. Da qui in poi la strada è in discesa: il PC va alla grande, è efficiente, risponde rapidamente ai comandi e soprattutto è stabile. Oggi l'ho "inaugurato" portandolo in classe per mostrare ai ragazzi dei filmati girati da René A. Spitz nell'ambito delle sue ricerche sull'"ospedalismo" e le conseguenze della deprivazione affettiva sugli infanti, su cui ho distribuito una scheda di approfondimento.
Grazie, signora Telecom, per l'attenzione che riserva alla clientela!
E grazie anche a Lei, signor William H. Gates III, che pur di lanciare un nuovo sistema operativo ogni due anni non si fa scrupolo di mettere sul mercato delle versioni "beta". February 06 La canzone del giorno: Stranizza d'amuriFranco Battiato - Stranizza d'amuri
(da L'era del cinghiale bianco, 1979)
'Ndo vadduni da Scammacca i carritteri ogni tantu lassaunu i loru bisogni e i muscuni ciabbulaunu supra jeumu a caccia di lucettuli ... a litturina da Ciccum-Etnea i saggi ginnici 'u Nabuccu a scola sta finennu. Man manu ca passunu i jonna sta frevi mi trasi 'nda ll'ossa ccu tuttu ca fora c'è a guerra mi sentu stranizza d'amuri ... l'amuri e quannu t'ancontru 'nda strata mi veni 'na scossa 'ndo cori ccu tuttu ca fora si mori na mori stranizza d'amuri ... l'amuri. February 02 Osservazioni sull'attuale stato della scuola pubblica italiana[Premessa. Quanto segue è il frutto di una discussione originatasi come off-topic su una mailing list dedicata allo Spectrum e più in generale ai computer Sinclair e ai relativi cloni cui sono iscritto da diversi anni. Il mio interlocutore, che è anche manutentore della lista, sostiene, sulla base della sua esperienza personale e del suo sentito dire, che la scuola italiana si riduce a "nozionismo, nozionismo e ancora nozionismo" e in quanto tale non è in grado di "istruire" adeguatamente i nostri giovani. Ve la presento, stimolato da alcuni recenti interventi pubblicati dal blog di Patty, in quanto posso considerarla per molti versi una summa di tante riflessioni da me dedicate al mio ambiente di lavoro e, lato sensu, di vita. Mi sono limitato a sostituire con dei corsivi le sottolineature presenti nel testo originario, non formattato.]
Mi sembra che la discussione ormai sia coagulata intorno al nocciolo della questione. Per cercare di riassumere:
1. Non ho detto che so "tutto" di come funziona la scuola italiana al suo interno, così come non ho detto - ripeto, perché a quanto pare questo messaggio non è passato - di avere la verità in tasca. Ho semplicemente rilevato un fatto a mio modesto avviso lapalissiano: chi vive e opera da anni all'interno di un'istituzione, o di un settore economico e produttivo, a più livelli e senza limitarsi al proprio ambito locale, interessandosi attivamente della sua evoluzione e dei suoi problemi, può pretendere legittimamente di avere una conoscenza dello stato globale di tale istituzione o settore economico e produttivo un pelo più completa e articolata di chi invece ha di essi un'esperienza limitata all'utenza o a notizie provenienti da fonti la cui attendibilità non è da considerarsi oggettivamente rilevante. Soltanto questo :)
2. Non esiste alcuno strumento oggettivo per rilevare il tasso di "nozionismo" presente nella scuola italiana, né peraltro nella scuola di qualsiasi altro paese. Con ciò però non voglio negare che esistano insegnanti che privilegiano l'apprendimento mnemonico a scapito del pensiero critico; la tua esperienza mi conferma tale fatto. Ciò che non è possibile oggettivamente affermare, a mio avviso, è che la maggioranza dei docenti italiani - presi nel loro insieme indifferenziato - operi in tal senso. Per ogni esempio che tu mi porti potrei portartene almeno tre presi dalla mia esperienza personale delle scuole dove ho lavorato e lavoro: colleghi che credono nell'istituzione che rappresentano e che si sforzano di tradurre in pratica le direttive pedagogiche e didattiche ufficialmente in vigore in Italia da più di 20 anni e che hanno la loro origine nei nuovi programmi per la scuola frutto della cosiddetta "sperimentazione Brocca" del 1974.
3. Senza contare che l'ordine di scuola in cui lavoro - il Liceo delle Scienze sociali - ha come primo obiettivo la formazione di un pensiero critico dell'alunno. Negli anni '70 i ragazzi a scuola si confrontavano con una scuola che li considerava come vasi vuoti da riempire e fuori da essa discutevano di politica e di società. Oggi invece succede il contrario: la scuola è diventata il baluardo della cultura e della pluralità di pensiero a fronte dell'appiattimento mentale causato in primo luogo dalla televisione. Vuoi sapere quali sono i programmi televisivi più guardati dalla maggior parte delle nostre alunne? Amici di Maria De Filippi, Uomini e donne e Il Grande Fratello. Contro questo malcostume ci dobbiamo scontrare ogni giorno. Altro che nozionismo! Il vero nozionismo ormai è al di fuori della scuola, nell'imbarbarimento mediatico che fa crescere i ragazzi come consumatori passivi anziché come cittadini responsabili. Il fatto che la scuola non sia più quell'importante agente di socializzazione che era un tempo - fatto peraltro da te riconosciuto - certamente non rende le cose più facili.
4. Tu mi chiedi se considero l'attuale scuola italiana in grado di istruire i giovani. Ora, premesso che secondo l'idea di scuola cui personalmente m'ispiro, ed in ciò ritenendomi confortato dalle indicazioni pedagogiche e didattiche da me sopra accennate, ritengo che la mera "istruzione" non sia che una parte del processo educativo, che comprende anche la formazione - secondo il famoso schema "sapere, saper essere e saper fare" -, ritengo, dal basso della mia esperienza e dei miei studi in proposito, nonché di quelli di decine di colleghi della mia scuola, o sparsi per lo Stivale, e più navigati di me in tal senso, di poter affermare con cognizione di causa che la scuola pubblica italiana, nel suo complesso e nella sua situazione attuale, sia capace di fornire tutto sommato una formazione adeguata alle richieste della nostra società.
Così come la nostra università continua, nonostante la sua situazione organizzativa e strutturale sia molto più grave di quella della scuola - in nessuna scuola, per quanto vi possano essere abusi e magagne, si raggiungono i livelli di vassallaggio di un nostro ateneo medio - continua a sfornare talenti che però raramente trovano sbocco nel nostro tessuto culturale e produttivo, provocando spesso le note fughe di cervelli. Non ho la sfera di cristallo e non posso sapere se questa situazione sarà ancora la stessa quando (o meglio, se) avrò figli e dovrò mandarli a scuola. Certo è che se pensi a tutte le ristrettezze economiche, fisiche (vedi lo stato penoso in cui versa l'edilizia scolastica, specie al Sud, per via della colpevole gestione da parte di quei carrozzoni amministrativi che sono le province) e psicologiche (pressioni di ogni tipo, dai docenti alle famiglie agli stessi alunni, capaci in certi casi di contestarti anche se hai messo nella loro valutazione i puntini sulle i o meno, forti del malinteso diritto che le famiglie danno loro di aver sempre e comunque ragione) in cui ci troviamo a lavorare, il fatto che comunque la scuola italiana vada avanti reggendosi sulle spalle di quei docenti che fanno il proprio dovere ha del miracoloso. 5. Infatti i mali della scuola italiana sono ben altri che un generico nozionismo. Il quale, peraltro, è persino, entro certi limiti, salutare nella scuola primaria, ove il grado di maturazione psichica dell'individuo non permette un'eccessiva astrazione dei contenuti né troppa enfasi sull'aspetto logico-speculativo; ciò diventa possibile solo verso gli 11-12 anni, stando a più di cent'anni di ricerche dei signori Piaget, Mead, Lurija, Spitz e altri. A 6-7 anni di età ci sono cose che bisogna sapere a memoria, es. le tabelline, la coniugazione dei verbi irregolari o il significato delle parole di una lingua straniera, se si vuole costruire su quelle basi un edificio solido. Ma c'è di più. Per farti un altro esempio, posso stare a discutere per ore con le mie ragazze sull'attualità della disamina dei meccanismi produttivi della società capitalistica operata da Marx nel "Capitale", ma questo non sarebbe possibile se prima loro non si rendessero conto di alcuni concetti di base, quali "capitale", "merce", "salario", "valore di scambio", "rapporti sociali di produzione". Né potrebbero uscire da un liceo delle scienze sociali senza sapere cosa si intende per interazionismo simbolico o cos'è il complesso di Edipo o come si definisce un fatto sociale. Le nozioni sono importanti, sono lo scheletro della conoscenza. È il ridurre tutta la conoscenza ad esse che è sbagliato. Su questo, però, mi pare che siamo d'accordo.
6. I mali della scuola italiana sono a mio parere:
6.1 - gli stipendi ridicoli per la quantità e la qualità di lavoro da affrontare: non solo le 18-24-36 ore in classe - e che classi certe volte! non a caso stando all'indagine di Lodovico D'Oria Scuola di follia la categoria degli insegnanti è di gran lunga quella, nel pubblico impiego, ove è più elevata la probabilità di sviluppare il cosiddetto "burnout" - ma le preparazioni delle lezioni, dei compiti in classe, la loro correzione, la programmazione, le schede coi voti e le assenze ogni trimestre o quadrimestre, i (quando ci sono...) corsi di aggiornamento, i rapporti con le famiglie, coi dirigenti, con la burocrazia (non ti dico che tragedia quando escono le ordinanze di mobilità), le spese di viaggio per i docenti fuorisede (che nessuno mai gli rimborserà se non nel caso degli esami di Stato)... 6.2 - i continui tagli al personale operati in tutti i modi possibili e immaginabili, dalla riduzione forzata delle cattedre a 18 ore ai 28 alunni minimo per classe, al ridimensionamento degli organici; 6.2 - il precariato: tra corsi abilitanti, graduatorie permanenti, ad esaurimento e d'istituto, organico di fatto e organico di diritto, concorsi per titoli e per esami svolti ogni morte di papa e sostituiti dalla SSIS - della quale, in nove anni di attività, non ho mai incontrato una, dicasi UNA, persona che me ne abbia parlato in termini positivi; e questo non solo nella mia città o con persone della mia città, ma ovunque le abbia sentite o lette menzionare -, leggi promulgate da un governo e abrogate o mai applicate dall'altro - vedi il caso delle lauree specialistiche con valore abilitante -, non c'è da meravigliarsi se il precariato nella scuola italiana oscilla tra il 35 e il 45 per cento e gli insegnanti entrano in ruolo passati i 40 anni; 6.3 - il criminale stato dell'edilizia scolastica: abbiamo scuole strapiene, gelide d'estate e soffocanti d'inverno, pericolanti, con aule divise in due o ricavate dagli androni interni con tramezzi di cartongesso, brutte fuori e bruttissime dentro, buie come carceri; 6.4 - l'altrettanto criminale miserabilità dei fondi destinati all'aggiornamento e alla riqualificazione professionale dei docenti, che dovrebbe contribuire a mantenere tutta la nostra scuola al passo con l'evoluzione della società locale e globale, invece di demandarla all'iniziativa dei singoli istituti, specie di quelli sperimentali, o addirittura dei singoli dirigenti e insegnanti. Se non si risolvono queste contraddizioni, allora tutto quanto è stato fatto di buono finora, dall'integrazione degli alunni disabili nelle classi curriculari all'elaborazione e all'adozione della progettazione pluridisciplinare, a lungo andare andrà vanificato in un marasma che avrà la sua logica conclusione nel definitivo sfascio culturale, morale e civile di questo paese. Per ora la nostra scuola regge, ma quanto a lungo potrà reggere? Ai posteri l'ardua sentenza (tanto per citare a memoria... :)))) ) ciao a tutti
Alessandro P.S. e meno male che avevo esordito scrivendo "per riassumere"...
P.P.S. chiedo ancora scusa a tutti coloro che hanno avuto i santissimi scartavetrati da questa discussione ben poco spectrumesca. |
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