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November 27 Graziella Campagna, vittima della mafia e della censura
Stasera, mentre batto queste righe sulla tastiera del mio PC, sarebbe dovuta andare in onda su Raiuno la fiction La vita rubata su Graziella Campagna, la ragazza di 17 anni assassinata brutalmente il 12 dicembre 1985 a Saponara, in provincia di Messina, per aver casualmente ritrovato un'agendina piena di nomi compromettenti, di proprietà del latitante mafioso Gerlando Alberti junior, in un abito che costui, sotto il falso nome di Eugenio Cannata con cui era ben conosciuto nella zona, aveva portato alla lavanderia dove Graziella lavorava per portare un po' di soldi a casa. "Sarebbe dovuta andare" in quanto la direzione generale della Rai ha accolto la richiesta del presidente della Corte d'Appello di Messina che, attraverso il ministro della Giustizia Clemente Mastella, ha segnalato come la messa in onda della fiction avrebbe potuto "turbare la serenità" dei giudici che il 13 dicembre prossimo dovranno esaminare in appello la condanna all'ergastolo per Alberti e per il suo braccio destro Giovanni Sutera, riconosciuti in primo grado colpevoli dell'omicidio premeditato di Graziella e dell'occultamento del suo cadavere. Lapidario il commento di Beppe Fiorello, interprete nella fiction di Piero Campagna, fratello di Graziella e carabiniere: "Così la povera Graziella viene uccisa due volte". La vita rubata, prosegue Fiorello, poteva essere un'occasione per far conoscere a tutti la vicenda di questa vittima innocente della barbarie mafiosa. "Invece, e parlo da cittadino non da attore, offriamo ulteriori garanzie a questi assassini che da oltre vent'anni la scampano. Dispiace constatare che preferiamo atteggiamenti garantisti a vantaggio di chi queste garanzie non le deve avere avendo calpestato una vita così giovane. Siamo in un Paese in cui la verità è calpestata, insabbiata, incerottata. Mi auguro che la situazione si sblocchi: il pubblico deve conoscere questa storia". Credo che queste dichiarazioni abbiano già commentato quanto c'era da commentare. Da parte mia mi limito ad aggiungere che il nostro sistema giudiziario, già abbastanza lacunoso e traballante nell'assicurare la certezza della pena e punizioni adeguatamente commisurate ai delitti commessi, dev'essere ancora più instabile di quanto non credessi, se basta una fiction televisiva a turbare la capacità di valutazione dei giudici incaricati di rivedere la sentenza di un processo di mafia. Per chi volesse saperne di più su Graziella Campagna, il sito di Terrelibere ospita un'inchiesta sul suo assassinio alla pagina http://www.terrelibere.org/index.php?x=completa&riga=114 oltre a numerose altre notizie e articoli di giornale al riguardo, compreso l'articolo di Repubblica del 23 novembre 2007 che costituisce la fonte primaria di questo intervento. November 23 PACS, DICO e CUS: le "nuove frontiere" del diritto familiareIn questi giorni, nelle classi di Scienze sociali, sto parlando della famiglia dal punto di vista della sociologia, e ho pensato, di concerto con le colleghe di diritto ed economia, che sarebbe stato utile e interessante affiancare al libro di testo una scheda sul dibattito in corso in Italia sulle unioni di fatto, dal momento che nei mesi scorsi s'è fatto un gran polverone mediatico intorno a PACS e DICO, poi dissoltosi nel nulla. Per unioni di fatto intendo ogni forma di convivenza stabile fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici, le quali non desiderino contrarre matrimonio, o non possano farlo secondo le norme vigenti; quest’ultimo caso riguarda in particolare le unioni tra persone omosessuali. Le unioni di fatto vengono anche chiamate unioni civili quando si vuole sottolineare il loro essere riconosciute e regolamentate da un’apposita legislazione.
Si tratta di un argomento controverso e io stesso, pur essendo in linea di principio favorevole a una regolamentazione di questo tipo di unioni - comprese quelle tra omosessuali - vorrei comunque sentire altri pareri oltre al mio e offrire, nel mio piccolo, uno spunto di riflessione e di confronto per chiunque lo desideri.
Orbene, il primo fatto evidente è che l'Italia, a differenza della gran parte degli Stati membri dell'Unione Europea, non si è ancora dotata di una legislazione in merito. Attualmente, in molti paesi europei, non solo quelli appartenenti all'UE, le unioni di fatto, almeno quelle tra persone di sesso diverso, sono riconosciute dalla legge. In particolare, alcuni di essi riconoscono, in vario modo, l’unione civile anche per gli omosessuali: Danimarca (il primo al mondo, nel 1989), Olanda, Belgio, Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Svezia, Norvegia, Finlandia, Repubblica Ceca, Regno Unito, Islanda. Le legislazioni di questi paesi sulle unioni di fatto presentano delle variazioni per quanto riguarda i diritti e i doveri dei soggetti coinvolti, arrivando in alcuni casi – es. in Olanda o in Spagna – a prevedere unioni tra omosessuali del tutto simili ai matrimoni tra eterosessuali. In generale, dappertutto esiste l’obbligo alla fedeltà, aiuto e reciproca assistenza.
![]() Mappa dell'Europa indicante: in viola i paesi che prevedono un vero e proprio matrimonio tra omosessuali; in rosa quelli che disciplinano, a vario titolo, le unioni di fatto per gli eterosessuali e gli omosessuali; in giallo quelli in cui una legislazione al riguardo è ancora allo studio; in grigio quelli che (almeno al momento) non la prevedono. (Fonte: Wikipedia, Unione civile) Inoltre, l’UE ha emanato, il 4 settembre 2003, un’ampia Risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali, il cosiddetto “Rapporto SYLLA”, il quale, tra l’altro, impone il superamento della “discriminazione fondata sull’orientamento sessuale”. L’UE vi “ribadisce la propria richiesta agli Stati membri di abolire qualsiasi forma di discriminazione – legislativa o de facto – di cui sono ancora vittime gli omosessuali, in particolare in materia di diritto al matrimonio e all'adozione di minori” (art. 77) e “raccomanda agli Stati membri di riconoscere, in generale, i rapporti non coniugali fra persone sia eterosessuali che omosessuali, conferendo gli stessi diritti riconosciuti alle persone sposate, adottando tra l'altro le disposizioni necessarie per consentire alle coppie di esercitare il diritto alla libera circolazione nell'Unione” (art. 81).
In Italia, le prime proposte di legge volte a regolare giuridicamente le unioni di fatto risalgono alla metà degli anni ’80, ma è solo a partire dalla fine degli anni ’90 che il consenso intorno alla questione si è dimostrato rilevante, fino ad arrivare nel 2002 alla prima proposta ampiamente discussa, i PACS, ossia Patti civili di solidarietà, sul modello del Pact civile de solidarité in vigore in Francia sin dal 1999.
Quest’ultimo è un contratto tra due persone maggiorenni dello stesso sesso o di sesso diverso, al fine di organizzare la loro vita in comune. I contraenti si impegnano a condurre una vita in comune, all’aiuto reciproco materiale e alla responsabilità comune per i debiti contratti dalla firma del patto. I benefici della previdenza sociale e la riduzione delle tasse previsti normalmente per le coppie sposate si acquisiscono dopo tre anni dalla stipulazione del patto; questo, inoltre, non prevede l'adozione e, per le sole coppie eterosessuali, può sciogliersi nel momento in cui i contraenti decidano di sposarsi. Si tratta quindi di un tipo di unione alternativa al matrimonio e abbastanza "leggera" dal punto di vista dei diritti riconosciuti, specie se confrontata alle legislazioni di altri paesi europei. Eppure in Italia ha provocato in certi ambienti - primo fra tutti la Chiesa cattolica - un'autentica levata di scudi, tant'è che ai proposti PACS è stato sostituito il disegno di legge Pollastrini-Bindi dell'8 febbraio 2007 sui DICO, cioè Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi.
I DICO si applicano a “due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta entro il secondo grado, affinità in linea retta entro il secondo grado, adozione, affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di sostegno” (art. 1) I diritti previsti sono pochi e ben delimitati: alcuni si ottengono immediatamente, come le decisioni da prendere se il convivente è affetto da malattie invalidanti o riguardo l’espianto degli organi in caso di morte, o l’ottenimento del permesso di soggiorno per ragioni affettive del convivente straniero comunitario o extracomunitario (artt. 4-7); altri dopo tre anni di convivenza, es. le facilitazioni per i trasferimenti e le assegnazioni di sede di lavoro dei conviventi, o dopo nove, come il diritto di abitare nella casa di residenza e di usare i mobili che la corredano dopo la morte del convivente, fatti salvi i diritti degli eventuali legittimari, ossia figli e genitori del defunto (artt. 8-11).
Il testo dei DICO è stato parzialmente modificato dal senatore Cesare Salvi, attuale presidente della commissione Giustizia della Camera, il quale ha presentato un nuovo testo caratterizzato da una terza denominazione: CUS, Contratto di unione solidale. Tale testo è attualmente in esame al Senato.
Pertanto la necessità di regolamentare le unioni di fatto sorge non solo dal sentire comune e dal cambiamento delle società, specie in Europa, ma anche da precise indicazioni in merito quali la citata risoluzione dell'UE. Eppure in Italia la critica al procedimento dell'iter legislativo in merito ha assunto, specie da parte delle alte sfere della Chiesa cattolica, toni da crociata.
Valga per tutti la dichiarazione del 30 marzo 2007 del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova, secondo il quale il riconoscimento giuridico delle unioni di fatto potrebbe aprire la strada alla legalizzazione dell'incesto e della pedofilia, peraltro adducendo come esempi casi estremi, come il PNVD, il cosiddetto "partito dei pedofili" olandese (in realtà un gruppuscolo di personaggi dalla dubbia moralità, ignorato dal mondo politico e sommerso dalle critiche dell'opinione pubblica).
Vero è che sull'onda delle critiche mosse a tale affermazione la CEI ha precisato che si è trattato di una cattiva interpretazione; sta di fatto però che l'atteggiamento corrente da parte della Chiesa cattolica - almeno nei suoi più alti rappresentanti - è stato di netta contrapposizione. La stessa CEI aveva emanato, solo due giorni prima dell'"incidente" di Bagnasco, una Nota a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto, in cui si legge, tra l'altro: "[..] Ogni persona, prima di altre esperienze, è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna. Poter avere la sicurezza dell’affetto dei genitori, essere introdotti da loro nel mondo complesso della società, è un patrimonio incalcolabile di sicurezza e di fiducia nella vita. E questo patrimonio è garantito dalla famiglia fondata sul matrimonio, proprio per l’impegno che essa porta con sé: impegno di fedeltà stabile tra i coniugi e impegno di amore ed educazione dei figli.
[...] Solo la famiglia aperta alla vita può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni. È quindi interesse della società e dello Stato che la famiglia sia solida e cresca nel modo più equilibrato possibile. A partire da queste considerazioni, riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo. Quale che sia l’intenzione di chi propone questa scelta, l’effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia. Si toglierebbe, infatti, al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro. Del resto, la storia insegna che ogni legge crea mentalità e costume. Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile." Per la Chiesa cattolica, quindi, solo la famiglia in grado di procreare (quindi quella tra persone eterosessuali capaci di generare) e unita dal vincolo del matrimonio può essere considerata realmente tale. Ciò taglia fuori tutte le altre forme di convivenza, non solo quelle tra omosessuali, nonché le famiglie a un solo componente - specie quelle formate da single che vivono da soli, sempre più diffuse nella maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale e negli Stati Uniti - dalla definizione di "famiglia".
Dall'altro versante, esponenti politici, enti, e istituzioni di vario genere, soprattutto quelle che si battono per la parità di diritti tra eterosessuali e omosessuali, lamentano la scarsa "forza" legislativa dei DICO e si impegnano per estendere il campo dei diritti riconosciuti, anche sull'esempio di altre esperienze normative in vigore all'estero. Un esempio: le dieci regole per migliorare i DICO secondo l'Arcigay.
A questo punto la domanda, forse, sorgerà spontanea: "E tu, Alessandro, cosa ne pensi?"
A differenza della CEI, ritengo che sia soprattutto vero che sono la mentalità e il costume a creare le leggi, non tanto il contrario; in sociologia si parla di norme pianificate razionalmente, proprio per indicare che le norme di una società, quando non esistono per consuetudine, vengono stabilite allo scopo di regolamentare una situazione esistente, onde evitare abusi, ingiustizie e discriminazioni. Così è stato in Italia per il divorzio e l'aborto negli anni '70 - malgrado le resistenze delle gerarchie cattoliche e delle parti politiche ad esse legate - e, mi auguro, così sarà per le unioni di fatto.
L'idea della famiglia manifestata dal documento della CEI è solo uno dei tanti modelli di famiglia esistenti al mondo. Un conto è dire che questo modello è vincolante per coloro che si riconoscono nel magistero della Chiesa cattolica; ma un altro è pretendere che esso sia il modello di famiglia per antonomasia, che esclude perciò tutti gli altri. Ciò è assolutamente improponibile dal punto di vista della sociologia e dell'antropologia, in quanto tali scienze insegnano che nella storia dell'umanità la famiglia si è presentata e si presenta in forme assai diverse tra loro, accomunate da tratti - questi sì universali - quali la convivenza, la collaborazione, l'obbligo morale di reciproca assistenza e la proibizione dell'incesto.
Del resto, le statistiche dell'ISTAT e del Ministero degli Interni da anni ripetono che in Italia almeno il 70% degli abusi su minori avvengono in famiglia, ad opera soprattutto dei genitori e - in misura assai minore - di altri parenti. Dire che soltanto il tipo di famiglia riconosciuto dalla Chiesa abbia i necessari requisiti per la cura delle generazioni mi pare, già solo per questo, abbastanza fuorviante.
Non ho inoltre alcuna obiezione in merito al matrimonio tra omosessuali. Sono convinto che se tra due persone si crea un vincolo di amore, complicità, solidarietà, sincerità, rispetto e aiuto reciproco, che siano eterosessuali od omosessuali non ha alcuna importanza. Quindi non vedo alcun serio motivo per negare a due omosessuali il diritto di essere riconosciuti come coniugi dallo Stato. Nemmeno si può addurre a questo proposito l'idea che gli omosessuali non possano procreare, in quanto ciò equivarrebbe a dire che due persone eterosessuali sterili, o non più in età fertile, o in età fertile ma che non hanno alcuna intenzione di avere figli (e ce ne sono!), non possano avere il diritto di contrarre matrimonio.
Infine, sostengo che la battaglia per il riconoscimento delle unioni di fatto sia una grande battaglia di civiltà, per la regolamentazione di situazioni oggi sempre più frequenti e riguardanti persone adulte e pienamente responsabili della loro vita, le quali manifestano il più che legittimo desiderio di non essere discriminati di fronte agli altri cittadini.
I DICO, o CUS che dir si voglia, rappresentano a mio avviso un primo timido tentativo di metter ordine a un costume diffuso nella nostra società - come in molte altre - e niente affatto dannoso per essa, anzi in grado di dare una nuova forza al termine famiglia - ben lungi, quindi, dall'indebolirla come sostiene chi a loro è avverso. Al contrario, è proprio ancorandosi a un'idea astratta e "metafisica" di famiglia che, a mio avviso, si rischia di indebolire questa istituzione, per via dell'insofferenza e delle spaccature nella società civile che crea l'imposizione assoluta di un modello dalla (falsa) pretesa di universalità. November 21 Il vulcanotremori
fanno tintinnare i vetri fumo terra che si apre lava fuoco liquido erompe dalle viscere scia luccicante nel buio travolge ciò che era diventa ciò che sarà cambiamento
là dove Empedocle d'Agrigento fu rapito dagli déi che lo vollero per sempre con loro fuoco aria acqua terra si attraggono e respingono immagine visibile del cosmo vita
intenso susseguirsi linee che si intrecciano apparente stasi scura cenere nasconde un cuore pulsante batte nel silenzio irreale prima dell'esplosione profondo
forze a lungo represse si scatenano ostacoli abbattuti percorsi creduti immutabili s'interrompono altri si aprono sotto la spinta del magma tuo è il potere di decidere la tua sorte con la volontà
a te la forza di erompere e spezzare equilibri molesti non rassegnarti sii tu stesso il vulcano della tua esistenza. (1 ottobre 2007 - grazie a Dany per lo spunto!) November 18 W la marmellata di peperoncino sulla provola!Ieri sera sono stato alla XIV Fiera regionale di Sant'Angelo di Brolo (ME), in compagnia di due amici. Adoro i cibi caratteristici e i sapori un po' inconsueti, e queste fiere di paese sono l'occasione per deliziarmi il palato con particolarità che difficilmente posso trovare in commercio in città.
Per chi non lo sapesse, Sant'Angelo è un piccolo centro dei Nebrodi ove si produce un salame molto particolare - tant'è che ha assunto la Denominazione di Origine Protetta -, nel quale la carne e il lardo del maiale vengono tagliati "a punta di coltello" e risultano pertanto di grana abbastanza grossa; condito con grani di pepe nero, ha forma relativamente sottile e un sapore intenso e deciso, inconfondibile.
Purtroppo abbiamo incontrato condizioni meteorologiche decisamente avverse - in altri termini, non il diluvio universale, ma poco ci è mancato: a un certo punto abbiamo temuto che il tendone allestito in piazza per ospitare gli stand provenienti da ogni parte della Sicilia potesse crollarci addosso! A causa della pioggia intensa non mi è stato possibile tirare fuori la fotocamera che pure mi ero - come al solito - portato. Avrei voluto scattare qualche foto agli stand, ma tale era la sensazione di umidiccio e la voglia di esplorare che non ci ho più pensato!
In ogni caso abbiamo approfittato dell'occasione per fare una buona scorta di prodotti tipici e conversare con i produttori e rivenditori di questo ben di Dio.
In particolare ho acquistato:
Va da sé che vi consiglio vivamente, se passate da uno dei posti che ho citato, di provare - se sono di vostro gusto - queste specialità, che comunque rappresentano solo una piccola parte di quello che abbiamo trovato in esposizione. Insomma, peccato per la pioggia torrenziale... ma bene per tutto il resto! E per chi non c'era... arrivederci al prossimo anno con la XV Fiera regionale! November 16 Una buona notizia dall'ONUOggi mi sono rallegrato nel sapere che la Terza Commissione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato la risoluzione per la moratoria universale sulla pena di morte. Mi sono detto: finalmente un passo avanti serio per rimuovere dalla faccia della terra quest'usanza così barbarica e incivile.
Ultimamente mi è capitato di discutere della faccenda con alcune alunne in una classe; il mio punto di vista si può riassumere così:
Mi auguro che un giorno verso la pena di morte vi possa essere ovunque la stessa repulsione che oggi si incontra verso altri fatti un tempo considerati giusti e opportuni, come la schiavitù.
Per saperne di più:
Amnesty International (sezione italiana) www.amnesty.it
Nessuno tocchi Caino www.nessunotocchicaino.it
Comunità di sant'Egidio www.santegidio.org
E come canzone del giorno, visto che solo poco tempo fa ne ho inserita un'altra di Elio e le storie tese, non Budy Giampi - che pure sarebbe ad hoc - ma, cosa abbastanza inconsueta per me, un rap.
La canzone del giorno:
Frankie Hi-NRG MC - Giù le mani da Caino
(da La morte dei miracoli, 1997)
Una voce poco fa ha definito la giustizia come "legge applicata per vendetta" e se è quella del popolo è di Dio ed io la fischio dal loggione come stecca, perché di 'sto tenore non si può contrabbandare per parola del Signore. Punto. M'iro e faccio fuoco e fiamme se mi guardo in giro: togliere il respiro a un uomo chiuso in una cella è solamente un assassinio che cela il suo mandante nel diritto e complica il delitto circondandosi di complici che ammaccano il grilletto stando zitti, cui garantisce un alibi da vittime, costrette a uccidere per auto-difesa e usate come pesi sopra al piatto dell'accusa. Ma il gioco, lo conosco, è da villani, e puoi pure strofinartele per mesi, le tue mani restan sporche, come le coscienze di chi ancora ti sostiene mentre erigi forche come fossero altalene e poi ci appendi le persone, le lasci penzolare come stracci stesi al sole, le asfissi in una stanza, o gli inietti una sostanza dentro al cuore, o glielo fai scoppiare da un plotone. La carne ai ferri è la tua vera religione e cerchi un capro nero, lo pascoli in un cimitero e poi lo immoli su un altare in remissione dei peccati, ma di lui non hai memoria, perché è solo un altro morto della storia.
Tieni giù le mani da Caino: sangue chiama sangue e tu rispondi al suo richiamo, predichi giustizia e poi razzoli nel crimine, arbitro venduto che dispone della vita di un suo simile. Le favole che ti raccontano fin da bambino ti deformano, t'illudi d'essere infallibile perché fai numero, ma non t'accorgi che la tua opinione la raccolgono soltanto quando ai vertici fa comodo. Muovono la tua coscienza sopra a una scacchiera, pedina bianca tu difendi una regina nera che divora vite umane in ogni direzione mentre tu chiudi gli occhi ed apri la bocca come il pescecane. Bruci ossigeno vitale per me e per te dicendo cose che non stanno in piedi neanche se le impali, ripeti formule contraddittorie sempre uguali fin dai tempi di Mosé. In più ritieni il computo di occhi, denti, mani e piedi dispari, carcere ed ergastoli non bastano, non ti soddisfano: vorresti morto ogni fottuto criminale, da additare come esempio da evitare. Ma ancora non è nato il delinquente che veda nella pena della morte un deterrente e spesso capita di fare fuori un innocente come niente, e questo me lo chiami "un incidente"? Boia dal cappuccio trasparente vivi nell'anonimato, immune dal peccato, signore incontrastato della tua mediocrità, orfano del dubbio, testa nella sabbia: vittima della tua stessa rabbia. November 14 Istantanee partenopeeVisto che per ora non ho nulla di nuovo da raccontarvi, lascerò che siano le immagini a parlare. Ecco alcuni scatti dallo stage di Napoli. Non ho scattato molte foto perché dovendo stare attento alle classi avevo ben poco tempo (e soprattutto ben poca tranquillità...) per dedicarmi pienamente alla fotografia. Per lo più si è trattato di foto ricordo per le ragazze. Qui invece vi presento alcune immagini di Napoli, più una della seconda conferenza da noi seguita, in quanto durante la prima ero troppo occupato a prendere appunti e a dare direttive per pensare alle foto - ma fa niente, si era svolta in una saletta della stazione marittima, mentre la seconda all'hotel Continental, indubbiamente più scenografico. La prossima volta che andrò a Napoli sicuramente farò di più... a meno di non andarci nuovamente come accompagnatore di qualche altra classe! ![]() La galleria ![]() La stazione marittima ![]() La conferenza "AIDS: una sfida che si può vincere" ![]() La cerimonia conclusiva a piazza Plebiscito ![]() Il Maschio Angioino November 12 Emergenza socialeEra da tempo che non scrivevo sul blog in quanto, dopo il rientro da Napoli, non mi era successo più nulla da riferire o da commentare. La mia vita in questo periodo è per l'80% assorbita dai miei impegni lavorativi e sindacali. Del restante 20% non c'è molto da dire. Sono andato a vedere Giorni e nuvole, molto bello ancorché toccante nella cruda semplicità della storia che narra, storia di precariato non solo lavorativo ma anche esistenziale e affettivo. Ve lo consiglio senz'altro. Per il resto sono sempre più convinto che Messina sia, socialmente parlando, di un piattume e di un immobilismo più unico che raro, specialmente per chi ha superato i trent'anni. Ancora si trova qualcosa da fare per gli adolescenti, gli studenti universitari e i giovani fino alle soglie della trentina che non siano le serate con ingresso riservato o alle coppie o su lista. Poi, il vuoto pneumatico. Ancora peggio se non vi vanno né il revival anni '80-'90 né la commerciale né il ballo in generale. A parte le serate di musica dal vivo del Cinque Quarti e di Messina by Night, non c'è niente di alternativo. Se poi amate la classica, non potete non constatare come i grandi nomi che fino a qualche anno fa popolavano i cartelloni della Filarmonica Laudamo o dell'Accademia Filarmonica siano diventati rarissimi per l'assottigliarsi dei fondi. Da qualche anno neanch'io faccio più l'abbonamento, vado solo a quei 3-4 concerti che m'interessano di ogni stagione. Avrei voluto quindi inserire una canzone del giorno, o qualche notizia curiosa e simpatica, come quella riportata da la Repubblica del Liebesexpress, il treno delle ferrovie tedesche riservato ai single. E invece ieri sono accaduti i fatti che tutti conoscete, e su cui non voglio dilungarmi più di tanto. Non intendo fare dietrologia, o alimentare sospetti. Ciò che è invece mi interessa è constatare che il problema è più ampio. In questo paese è in atto una vera emergenza sociale. Stiamo diventando una società violenta, arraffona, rozza, prevaricatrice, dove:
I troppi soldi hanno avvelenato il nostro calcio. Abbiamo bisogno di cure estreme, come quelle adottate in Inghilterra, ma anche di rivedere qualcosa che fa parte del nostro patrimonio culturale e antropologico. Noi Italiani siamo bravissimi a dividerci, a fare polemica, a buttarci il fango addosso a vicenda, quando non a prenderci a cazzotti. E questo su qualsiasi cosa, dalla politica allo sport alle scelte in fatto di cultura, arte o tecnologia. Quindi pretendere che da noi succeda come in Australia, dove nelle partite di football locale i tifosi delle squadre contrapposte stanno gomito a gomito, è poco meno che utopia. Se poi aggiungiamo la grave situazione sociale in cui ci troviamo da una decina d'anni, caratterizzata da precariato, aumento degli squilibri tra i più ricchi e i più poveri, proletarizzazione del ceto medio, diffidenza (quasi sempre giustificata) verso la politica e la giustizia, squalificazione culturale dovuta soprattutto alla mancata cura dell'istruzione, della formazione e della cultura - e i tagli alla scuola e all'università, così come il budget ben al di sotto delle necessità ad esse destinato, stanno là a dimostrarlo -, comprendiamo come ogni quisquilia possa trasformarsi in un incendio, e come si possa perdere la vita per un evento sportivo, o per una banale lite in discoteca. È chiaro che non voglio giustificare nessuno. Ma in un tessuto sociale più saldo ci vorrebbe ben altro per far succedere avvenimenti come quelli della giornata appena trascorsa. |
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