Alessandro's profile"Viaggiatore Fantasma"PhotosBlogListsMore Tools Help

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    October 26

    Di nuovo in viaggio (della serie: piove sul bagnato)

    Non ho fatto ancora in tempo a riprendermi dalle fatiche dello stage di Napoli - città di cui non ho visto molto, purtroppo, ma che mi riprometto di tornare a visitare con più tranquillità e meno stress - che mi aspetta un altro periodo di spostamenti. Stasera parto per Roma in quanto la federazione provinciale della FLC-CGIL di Messina mi ha scelto per far parte della delegazione che prenderà parte alla manifestazione nazionale di domani in occasione dello sciopero generale del personale della scuola proclamato dai sindacati confederali.
     
    Rientro previsto per domenica mattina, poi martedì si va a Caltanissetta per uno stage di formazione per le RSU siciliane della scuola sul nuovo contratto, in previsione delle assemblee informative che si terranno nelle prossime settimane per informare i colleghi delle novità relative.
     
    Insomma, quest'anno si conferma un periodo di viaggi e spostamenti!
     
    Il bello è che siamo ancora a ottobre... Animoticon
    October 19

    A lezione sotto il Vesuvio

    Il gran giorno è arrivato! Domani si parte per Napoli per lo stage di studio in occasione del forum della comunità di s. Egidio.
     
    Mi tocca accompagnare 25 alunni, il gruppo più numeroso. Però servirà a me non meno che a loro: è la prima uscita per stage che compio per la mia attuale scuola e mi toccherà dare tutte le indicazioni, necessarie oltre a seguire il lavoro di ciascuno di essi - diario di bordo, appunti dalle conferenze, eventuali interventi.
     
    Onestamente non credevo che ci sarebb stata questa forte adesione. Ma tant'è. Del resto è un'opportunità in più che abbiamo offerto loro per confrontarsi con una realtà al di fuori delle nostre quattro mura cittadine, nonché una specie di prova generale dello stage vero e proprio che effettueremo l'anno prossimo fuori Messina. Là - essendo obbligatorio in quanto parte del curricolo del Liceo delle Scienze sociali - dovranno partecipare tutti. Quindi conto di ottenere delle prime impressioni utili per l'avvenire da questa esperienza.
     
    Inoltre... c'è il fascino di Napoli, città che mi è del tutto sconosciuta. Quanto riuscirò a vederne in quest'occasione non lo so. Spero solo che tutto fili liscio e che le mie classi non mi facciano diventare i capelli dritti A denti stretti
     
    In ogni caso potrò tornarci per conto mio se lo vorrò
     
    E per tutti voi, amici, frequentatori di questo angolo di Rete o semplici passanti, un saluto e un arrivederci a mercoledì 24, quando rientreremo, con la canzone del giorno: un pezzo molto dolce, che fa veramente sognare, una delle più belle dichiarazioni d'amore nei confronti di questa città dai mille colori e dalle mille paure.
     
     
     
    Pino Daniele - Napule è
    (da Terra mia, 1977)
     
    Napul'è mille culure
    Napul'è mille paure
    Napul'è a voce d'e criature
    Ch' sale chiano chiano
    E tu 'o sai ca nun si sule.
     
    Napul'è 'nu sole amar'
    Napul'è addore 'e mare
    Napul'è 'na carta sporca
    'E nisciune se n'emporta
    Ed ognuno aspetta a 'ciorta.
     
    Napul'è 'na cammenata
    D'int' 'e viche 'n miezz' a l'ate
    Napul'è tutta 'nu suonn'
    E 'o sape 'n tutto 'o munn'
    Ma nun sann'a verità.
    October 15

    Berlino in bianco e nero e Napoli di mille colori

    La seratina di tango dell'associazione Tango Querido è stata comunque interessante, anche se poi ho deciso di non andare oltre. Non so dirvi di preciso cosa mi ha trattenuto dall'andare ieri pomeriggio alla lezione gratuita offerta ai principianti. Sarà che ho dovuto di nuovo constatare che il ballo non mi attira, anche se su uno stile di musica a me molto gradito; sarà perché le coppie che hanno ballato in galleria alla fine della serata - e che verosimilmente fanno tutte parte dell'associazione - avevano un'età media apparente ben superiore alla mia; sarà che non mi sento in questo momento di prendere un impegno per un'attività che potrebbe durare molto a lungo. In ogni caso ho scelto di non dare seguito alla questione.
     
    Insomma, sembra proprio che la mia generazione sia una sorta di fantasma in questa città. Non trovo altro che realtà riguardanti persone o più grandi o più giovani di me di una decina d'anni almeno. Posso credere mai che i trentenni messinesi siano tutti emigrati o chiusi in casa? Mah...
     
    Intanto inserisco delle altre foto di Berlino. Per la prima volta ho scattato delle foto con la precisa intenzione di "svilupparle" in bianco e nero anziché a colori. È sorprendente notare come certe immagini rendano molto di più in questa maniera innaturale - nel senso che contrasta con la realtà vista quotidianamente attraverso i nostri occhi. Il bianco e nero è cerebrale, interrogativo, misterioso, anzi quasi esoterico; mi sembra che nasconda all'osservatore molto più di quanto gli riveli. È bianco e nero, appunto, e infinite variazioni di grigio nel mezzo: contrasto puro, essenza della visione.
     
    Non solo, ma prima di scattare queste immagini, quando si formavano nella mia mente prima ancora di guardare attraverso il mirino della fotocamera, già le vedevo in bianco e nero. Anche in questo l'immagine rappresenta, quindi, il mio tentativo di comunicare agli altri la realtà per come la percepisco io stesso.
     
    Tra parentesi, non ho più inserito le puntate dei miei Grüße aus Berlin. Non ho avuto molto tempo a disposizione e peraltro neanche tanta voglia di scrivere per ora. Chissà, forse le riprenderò.
     
    E Napoli 'e mille culure, che cosa c'entra con questo? C'entra, perché sabato 20 parto con un gruppo di alunni e colleghi per il forum nazionale della comunità di sant'Egidio. Staremo via fino a mercoledì 24 ottobre. Per ora non posso aggiungere altro perché sono in piena fase organizzativa, ma prima di partire lascerò un saluto per tutti gli amici e i lettori di questo diario di bordo.
     
    Anche perché, come si dice... "Vedi Napoli e poi muori"; quindi, non si sa mai A bocca aperta
    October 09

    Il deserto relazionale di un single a Messina

    Prendete una persona che possa rientrare nella seguente descrizione:
     
    • Uomo o donna dai 30 ai 50 anni circa
    • Economicamente indipendente
    • Vivente da solo, o coabitante con altre persone, o con i propri genitori ma con l'intenzione di andare a vivere per conto proprio (quindi non un "bamboccione"...)
    • Libero da legami sentimentali
    • Desideroso di conoscere nuove persone per scambiare idee e opinioni, condividere interessi, trascorrere il tempo libero in maniera piacevole e creativa ed eventualmente (ma non necessariamente) trovare un potenziale compagno o compagna di vita.
    Una persona che si ritrovi in tali condizioni è definibile come single. Chi scrive, come sa chi lo conosce, vi rientra.
     
    Per molte persone siffatte è difficile conoscerne altre simili per età e stile di vita, perché i ritmi di lavoro della nostra società tendono a dividere le persone, piuttosto che ad aggregarle. A ciò si aggiunga il fatto che i single evitano la frequentazione di ambienti dove predominano le coppie o persone troppo più giovani (diciamo sotto i 25-26 anni) o più anziane di loro, per cui si rende necessaria l'istituzione di spazi sociali e di occasioni di incontro ad hoc.
     
    Negli ultimi anni anche in Italia è arrivata la tendenza a creare iniziative mirate per i single: così abbiamo fenomeni come lo speed-dating, l'eye-gazing, le cene e le vacanze espressamente pensate per single. Scopo comune è creare un'atmosfera ludica e piacevole, che favorisca il contatto tra le persone e spinga tutti, anche i più timidi, a mettersi in gioco e allargare il giro delle proprie conoscenze.
     
    Come per altri versi, però, sembra che l'Italia finisca a Roma. Se guardate gli eventi di questo tipo organizzati da portali nazionali come speed-date.it, essi si svolgono quasi sempre in città del nord Italia, soprattutto Milano e Torino; qualcuna a Firenze e a Roma o in altre città del centro del paese. A sud solo qualche evento a Napoli e Palermo, poi più nulla.
     
    Vero è che una rapida ricerca su internet mi mostra che in provincia di Catania alcuni locali ogni tanto mettono in atto serate per single, ma, a parte la difficoltà di raccogliere informazioni in rete - spesso non più aggiornate -, pare che la cosa sia affidata più all'iniziativa del gestore di questo o quel locale, piuttosto che da un'organizzazione specializzata nella cura di eventi pubblici.
     
    Ma sapete qual è la vera nota dolente, per il sottoscritto? Ebbene, che cosa offre Messina - la mia città - per le persone nelle mie condizioni?
     
    La risposta è: assolutamente NIENTE.
     
    Prima di tutto non ci sono le occasioni. Nessuno organizza eventi per single. Tutto è a misura o di coppia o di comitiva. A quest'ultimo proposito occorre ricordare che spesso a Messina le "comitive" sono più simili a circoli massonici o a sette religiose che a gruppi di persone legate da vincoli di amicizia intente a passare il tempo libero condividendo idee ed esperienze. Sono gruppi chiusi, costituiti da individui fortemente omogenei per stile di vita, provenienza sociale, idee e atteggiamenti, tendenti a svolgere sempre le stesse attività, a festeggiare sempre insieme le ricorrenze individuali o le feste del calendario, a diffidare degli estranei al punto da bollare come traditore chi osa anche solo per una volta staccarsi dal gruppo. Non a caso questi gruppi sono caratterizzati da una fortissima endogamia: si intrecciano relazioni sentimentali quasi sempre esclusivamente tra membri del medesimo gruppo.
     
    La "mentalità di gruppo" intesa in questo senso (il groupthink degli psicologi di scuola anglosassone) influenza anche coloro che apparentemente ne sembrano più lontani. Nello scrivere questo penso alle facce che la maggior parte delle persone fanno quando dico loro che parto da solo per i miei viaggi all'estero - accompagnandole di solito con frasi come: "ma non ti annoi?" oppure: "io non partirei mai da solo". Evidentemente l'individualità e l'indipendenza psicologica non sono ben viste a Messina.
     
    A ciò si accompagna il fatto che ben prima di arrivare ai 30 anni la maggior parte dei giovani messinesi tende a perdere ogni straccio d'interesse verso la vita e ad affannarsi a cercare "il posto" o - nel caso delle ragazze - ad "accasarsi". La tendenza già presente in tutta Italia a lasciare tardivamente la casa dei genitori qui diventa ancora più evidente: si va via quasi esclusivamente a causa del matrimonio - salvo poi rientrarvi se, come spesso accade anche da noi, il menage si dissolve dopo qualche anno.
     
    Le conseguenze? Pigrizia, apatia e immobilismo regnano sovrani. Se volete sperimentare un esempio di noia mortale, potete fare due cose: guardare la pittura che si asciuga su una parete, o andare in pizzeria con un gruppo di messinesi che ha superato i trent'anni. Ammesso che vi accolgano, se siete single, perché 4 volte su 5 un tal gruppo sarà composto esclusivamente da coppie.
     
    È sempre così? No, certamente; e meno male!
     
    Però in molti casi da me osservati le cose stanno in questo modo. Poi, può darsi che sia stato sfortunato o abbia parlato con le persone sbagliate. In ogni caso capite che è ben dura a Messina la vita per chi sente, per sua natura, di amare la varietà, la novità, il cambiamento; oltre che, ovviamente, per chi rientra nel profilo che ho tracciato all'inizio, in quanto si trova praticamente nel deserto: un deserto relazionale.
     
    Ora scusatemi, vado a vedere se nei prossimi giorni a Catania sono in programma delle serate di animazione per single Linguaccia
    October 05

    Opinioni di un bamboccione

     
    "Abbiamo varato misure che consentano di mandare i 'bamboccioni' fuori di casa"
    Tommaso Padoa Schioppa, Ministro dell'Economia della Repubblica Italiana,
    in un incontro con le commissioni Bilancio di Camera e Senato, 4 ottobre 2007
     
    L'altro ieri scrivevo su questo blog delle difficoltà enormi che ho a trovare casa a prezzi decenti, tenendo conto del fatto che non cerco ovviamente un esavani in pieno centro da 220 mq. con tripli servizi, finiture in marmo di Carrara, rubinetti placcati oro e panorama sullo Stretto di Messina - anche se, da quanto risulta dalla recente inchiesta "Casa Nostra" de L'espresso, se fossi un parlamentare potrei acquistare dallo Stato italiano un appartamento del genere cavandomela con 120 mila euro. Quanto spenderei per un normalissimo bivani da 70 mq. in uno stabile civile anni '70 in zona semicentrale, senza panorama e senza posto auto.
     
    Nel frattempo, a 34 anni suonati, continuo a vivere in casa con i miei genitori, cercando di mettere da parte qualcosa ogni mese facendo fronte alla bolletta del telefono - il mio contributo alle spese di casa dato che utilizzo solo io internet -, alle spese per l'automobile - gasolio, assicurazione, bollo, revisione, tagliando e pezzi di ricambio quando servono -, per il vestiario. Più altre spese voluttuarie: qualche libro, disco, CD/DVD ogni tanto, sempre dando un'occhio a promozioni e offerte speciali, e una vacanzina all'anno, da solo, ovviamente con voli low cost, alberghi da massimo 50 euro a notte e cene alla rosticceria turca o al take-away cinese. Senza contare altre spese a mio carico non voluttuarie né culturali come le lenti a contatto e relativi prodotti per la manutenzione.
     
    Orbene, per Tommaso Padoa Schioppa sono un bamboccione: un parassita attaccato ai genitori che non va via da casa, non si sposa, non genera prole.
     
    Certamente il ministro ha i suoi buoni motivi per parlare così. Essendo membro a pieno titolo di quella casta privilegiata che ha saldamente in mano le leve del potere economico e politico di questo paese, ha sotto gli occhi ogni giorno il deplorevole spettacolo di figli di parlamentari, amministratori pubblici, dirigenti d'impresa, alti funzionari ecc. che restano per anni in casa coi genitori, i quali mantengono loro la Mercedes o la BMW, il pied-a-terre per gli incontri con l'amante di turno, gli studi in qualche costosissimo ateneo "d'eccellenza", l'aperitivo al locale per vip e altre amenità.
     
    Non pensa, il ministro, che la stragrande maggioranza di coloro che definisce "bamboccioni" sono in realtà persone che dopo una vita di studi, master, dottorati, co.co.co. e coccodè, lavori a progetto, part-time, o semplicemente lavoro nero, non possono permettersi di pagare 700 euro al mese minimo di affitto o di mutuo, o anche se hanno un lavoro stabile - come il sottoscritto -, tra tasse e costo della vita sarebbe un miracolo se arriverebbero alla fine del mese.
     
    Ma questo sarebbe sopravvivere, non sarebbe vivere.
     
    Significherebbe arrivare allo stretto necessario e indispensabile per mantenere una vita dignitosa, laddove la generazione che ci ha preceduto - e di cui fa parte anche l'ineffabile Padoa Schioppa - poteva, a parità di retribuzione relativa, permettersi, ad esempio, seconde case per le vacanze, due automobili, o anche "solo" più di un figlio da mantenere.
     
    Oggi un cittadino italiano in condizioni simili alle mie per età e per possibilità economiche ci pensa sette volte prima di lasciare la casa dei genitori perché la famiglia è rimasta l'unico vero ammortizzatore sociale di questo paese; senza parlare di sposarsi o convivere, dato che l'altro si trova molto spesso nelle stesse condizioni. A differenza di quanto accade nella maggior parte degli altri paesi dell'Unione Europea, lo Stato italiano non dà altro che briciole o elemosine per i giovani, compreso il ridicolo incentivo per gli affitti con cui Padoa Schioppa intende schiodare da casa i "bamboccioni" - che tra l'altro riguarda solo i giovani dai 20 ai 30 anni, la maggior parte dei quali non lavora semplicemente perché studia all'università e deve farsi mantenere dai genitori tasse di frequenza, contributi vari, libri, fotocopie e - se sono fuorisede - pure gli affitti, che non sono certo più economici quando si tratta di studenti (anzi...).
     
    Così come lo Stato italiano non interviene da anni e anni nell'edilizia popolare o nella regolamentazione del mercato immobiliare, con le conseguenze che tutti abbiamo sotto gli occhi. Così come, attraverso la legge 30 e altre misure del genere, ha creato più precariato di quello che si voleva (almeno a parole) combattere, arricchendo i soliti noti e impoverendo tutti gli altri.
     
    L'alternativa quale sarebbe? Andarsene all'estero e cercare lavoro là? Certamente sarebbe più facile, visto che senza andare troppo lontano dall'Italia le possibilità ci sono, anche per via di un più ragionevole rapporto tra retribuzioni e costo della vita, dei sussidi di disoccupazione non da fame o di reali incentivi dati ai giovani che vogliono acquistare casa o creare una famiglia. Oppure, vogliamo parlare della differenza di trattamento economico e di considerazione all'interno delle Università di cui godono i dottorandi tedeschi o francesi rispetto a quelli italiani (mio esempio: 1800 euro di tasse solo per un titolo di dottorato di ricerca, senza borsa, ma con tutte le spese per ricerche, viaggi di studio, libri, fotocopie, tesi stampate e rilegate e domande in carta bollata, che non mi verranno mai rimborsate)? Curiosamente, chi ci governa tira in ballo l'Europa quando si tratta di tagliare la sanità o le pensioni, o per imporre nuove tasse o regolamenti, ma mai quando si vanno a esaminare le politiche sociali.
     
    Ebbene, un paese che non crea le condizioni per stimolare la propria gioventù dal punto di vista culturale, lavorativo ed economico; che spinge i più volenterosi e/o fortunati (perché aiutati da famiglie abbastanza forti economicamente da dare loro un sostegno almeno iniziale) ad andare all'estero per soddisfare i propri bisogni di vita; che sa solo dare mance invece di affrontare i problemi alla radice; i cui massimi rappresentanti mortificano con termini sbrigativi e offensivi un'intera fascia di persone condannata all'immobilità e alla stagnazione dalle politiche dissennate loro e di coloro che li hanno preceduti; insomma, un paese del genere è destinato al suicidio sociale.
     
    E l'Italia, per come la vedo io, si avvicina molto a una simile descrizione.
     
    Parola di bamboccione.
    October 04

    50 anni fa il volo dello Sputnik

     


    "La Terra è la culla dell'umanità, ma l'umanità non può restare per sempre nella culla"
    Konstantin Eduardovic Tsiolkovskij (1857-1935)
     
    Alle 22.28, ora di Mosca, del 4 ottobre 1957 partiva dalla rampa di lancio di Baikonur, in Asia centrale (oggi Kazakhstan), il razzo vettore R-7 destinato a portare in orbita il primo satellite artificiale della storia: lo Sputnik 1. Cominciava così la grande avventura dell'esplorazione dello spazio extraterrestre.
     

    Sputnik 1
     
    Lo Sputnik 1 era una sfera dal diametro di 580 millimetri pesante 83 chili, con quattro antenne poste a 35°, contenente un emettitore di onde radio alimentato da batterie chimiche all'argento-zinco, e frutto degli sforzi di Sergej Korolëv, il direttore dello staff di ingegneri a cui si deve l'epoca dei maggiori successi dell'astronautica sovietica. In realtà il progetto di un satellite artificiale sovietico era già stato avviato in precedenza da un altro grande ingegnere, Mikhail Tikhonravov (1900-1974), ma procedeva lentamente, mentre il razzo R-7 era già a uno stato avanzato di completamento.
     

    Sergej Pavlovic Korolëv (1907-1966)
     
    Korolev approntò lo Sputnik 1 per battere in velocità gli americani. Il 29 luglio 1955 James C. Hagerty, portavoce del presidente Dwight D. Eisenhower, aveva annunciato l'intenzione del governo degli Stati Uniti di mettere in orbita dei satelliti artificiali per lo studio dell'atmosfera in occasione dell'Anno Geofisico Internazionale (luglio 1957-dicembre 1958). Il progetto di Korolev, più semplice di quello di Tikhonravov, ricevette la definitiva approvazione dal governo dell'URSS il 15 febbraio 1957. Dopo il lancio dello Sputnik 1 il lavoro svolto da Tikhonravov venne impiegato per la realizzazione dei successivi Sputnik.
     

    Francobollo sovietico celebrante il lancio dello Sputnik 1
     
    Nel clima di pesante contrapposizione ideologica della guerra fredda il lancio dello Sputnik venne percepito con entusiasmo o con sgomento a seconda degli schieramenti. Cinquant'anni dopo quelle divisioni non esistono più; la piccola sfera con le antenne oggi rappresenta un traguardo e insieme un punto di partenza che appartengono a tutta l'umanità.
     
    October 03

    Casa amara casa...

    Da un po' di tempo ho rispolverato un'idea che mi frullava in testa: comprarmi una casa e andare a vivere da solo.
     
    A 34 anni ho la fortuna di avere un impiego stabile e tutelato; non guadagno certo una cifra spropositata - del resto tutti i politici in campagna elettorale promettono soldi alla scuola e adeguamento degli stipendi degli insegnanti ("scandalosamente bassi", disse Prodi nel corso del confronto televisivo col berlusca), salvo poi rimangiarsi regolarmente il tutto a suon di tagli di posti e finanziamenti - ma per le mie esigenze personali è sufficiente. Tant'è che essendo dipendente pubblico e in cerca di prima casa potrei anche usufruire delle agevolazioni previste dall'INPDAP.
     
    Essendo contrario per principio all'idea dell'affitto, in quanto non mi piace dare parte dei miei sudati guadagni ogni mese per stare in un posto che non sarà mai mio e che non potrei modificare in alcun modo, vorrei accendere un mutuo e acquistare un appartamento. Bello, direte voi. Bello sì, ma estremamente difficile. Il mercato immobiliare italiano è letteralmente impazzito negli ultimi 5-6 anni. Con la spesa che i miei affrontarono 20 anni fa per acquistare l'appartamento nel quale vivo, oggi potrei permettermi un bilocale in qualche quartiere degradato e/o periferico, o un appartamento dalle caratteristiche simili, ma totalmente da ristrutturare. Vi lascio solo immaginare quanto potremmo richiedere, stante le attuali quotazioni di mercato, se decidessimo di rivenderlo adesso.
     
    Poiché il mio budget è limitato dal mio stipendio non certo faraonico, e non desidero affatto passare il resto dei miei giorni a pagare mutui - pensate ai mutui a 40 anni recentemente proposti dalle finanziarie e dalle banche, di cui ho parlato già una volta... 40 anni! ma siamo impazziti? va bene che la speranza di vita si è allungata, ma 40 anni sono mezza vita media! che belle facce toste ci vogliono solo a proporre cose del genere... - ne risulta che devo necessariamente abituarmi all'idea di:
     
    • non vivere più nei pressi del centro ma ben in periferia (le case in centro partono da 2.000 € circa al mq., e stiamo parlando di edifici vecchi e/o da ristrutturare);
    • stare in uno spazio più ristretto di quello attuale (anche se non lo condividerei con nessun altro);
    • spendere di più di quanto hanno speso i miei genitori, anche facendo le debite proporzioni rispetto a 20 anni fa, per ottenere di meno, essendo il mercato immobiliare uno dei settori dove più si è allargato il divario tra aumento dei prezzi e adeguamento degli stipendi, ovviamente a svantaggio di questi ultimi.
    In altre parole, dovrò vivere in condizioni meno favorevoli, da questo punto di vista, rispetto ai miei genitori. Anche se, rispetto a tanti miei coetanei, per i quali lavoro significa "lavoro a progetto", "lavoro interinale", "contratti a tempo", "part-time" o semplicemente irregolarità (in nero per intenderci; vedi anche il mio intervento dedicato al precariato e i relativi commenti), io parto da una posizione di vantaggio.
     
    Poi ci si meraviglia quando si scopre che in Italia noi figli adulti restiamo in casa dei genitori fino a 35 anni e oltre, e che questa permanenza si allunga sempre più; e i giornalisti della generazione precedente alla nostra ci definiscono mammoni e Peter Pan, invece di riflettere su come la loro generazione ci ha consegnato un paese allo sfascio. Ma su questo argomento - di cui quanto vi ho scritto rappresenta una parte - tornerò un'altra volta.
     
    Per ora vi dico solo che le nostre istituzioni non aiutano chi si trova nella mia situazione. Da anni e anni ormai lo Stato non interviene più nell'edilizia, lasciando il campo libero al mercato e per ciò stesso a speculazioni di ogni sorta. Là pure dove si prevedono agevolazioni, si fanno delle discriminazioni tra i cittadini. Per esempio la Regione Lombardia ha stanziato un fondo per i giovani che acquistano la prima casa, ma ciò vale solo per le coppie sposate; i single - che pure pagano le tasse, anzi più degli altri, perché non godono di alcuno sconto fiscale - non ne hanno diritto.
     
    Semplicemente vergognoso.
    October 01

    Da un lato all'altro

     
    DA UN LATO ALL'ALTRO
     
    Uno squarcio tra le nuvole
    orlate di rosa del crepuscolo
    intravedo
    porzioni sempre più vaste
    di azzurro
    cupe coltri si diradano
    di minuto in minuto
    giù
    la tranquillità
    un pomeriggio festivo d'inverno
    non sono poi tanto sorpreso
    del mio fluttuare
    tra angoscia e serenità
     
    (11 febbraio 2001)